VOTI ALL’EUROPA - Ue benino, Italia boh!

Valutazioni sulla politica estera europea.

La Germania guida l’Europa. Sai che novità. E invece la novità c’è perché non stiamo parlando (solo) di economia. Ma di politica estera europea, ammesso e non concesso che esista ancora.

La pagella sulla politica estera europea del 2014 dello European Council on Foreign Relations (ECFR) anticipa quanto sarebbe accaduto: Merkel che incontra Putin per trovare una soluzione diplomatica alla crisi ucraina. È la conferma, se mai ne avessimo avuto bisogno, della ri-nazionalizzazione della politica estera.

Ma soprattutto il sigillo alla leadership tedesca, non più suo malgrado, come testimonierebbe anche la pubblicazione – per la prima volta – del documento tedesco sulla strategia di politica estera. È un’Europa circondata dalle crisi quella che emerge dallo Scorecard. A est e a sud. Con una differenza: nel 2014 l’Europa, per guardare a Est, dimentica il Sud. 

La pagella di ECFR promuove l’unità dimostrata dall’Europa sul pacchetto di sanzioni contro Mosca. Poco importa lo scontro interno, quel che conta è che si sia raggiunta un’intesa, un’unità che possa far capire all’esterno quanto, ancora, l’Europa possa incidere senza arrivare allo scontro militare. Ma mentre, giustamente, si occupava di Russia, l’Ue si dimenticava del suo vicino Mediterraneo. Peggio, il trend più preoccupante che emerge dall’analisi è l’abbandono da parte dell’Europa del sostegno alle transizioni arabe. Qualunque cosa faccia, oggi l’Europa la fa in chiave antiterroristica. Insomma poco importa se non cooperiamo, lasciando il via libera alle petromonarchie o al gigante cinese che alla fine chiederanno il conto, l’importante è la sicurezza.

E l’Italia?

Bocciata. Certo cambiare tre ministri degli Esteri in un anno non aiuta. Ma sembrano lontani i tempi in cui, sotto la guida di Emma Bonino, l’Italia era ai primi posti di questa classifica. All’epoca l’Italia dettava la linea sulla Siria, portando dalla sua paesi come Regno Unito e Francia e fu la prima ad aprire all’Iran del post Ahmadinejad, vero paese strategico della regione. Oggi la pagella promuove l’Italia solamente sulla Libia (siamo stati gli unici a mantenere – fino a poco tempo fa – un’Ambasciata); per l’impegno in Afghanistan e per il sostegno al TTIP, nella speranza di aver fatto bene i conti in casa.

Ma soprattutto l’Italia non ha mai messo i bastoni fra le ruote all’azione comune europea. Di per sé cosa molto positiva, letta in combinato disposto con la mancanza di leadership sembrerebbe più una rinuncia a far politica estera. Nonostante il 2014 fosse l’anno della Presidenza italiana. 

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