I grandi evasori

La Grecia tenta una stretta sugli evasori miliardari per uscire dalla morsa dei creditori.

Non hanno torto i disciplinatissimi nordici a scandalizzarsi. Sembra ormai un elemento antropologico: ai Greci non piace pagare le tasse. Loro stessi lo riconoscono ma hanno anche una giustificazione: la tempesta fiscale che ha scosso il Paese dal 2010 ha colpito quasi esclusivamente i ceti medi e i lavoratori dipendenti, lasciando da parte i redditi più alti.

Un’ingiustizia che incoraggia il diffondersi dell’evasione. Sono argomenti che il ministro dell’Economia Yanis Varoufakis ha sollevato di fronte ai suoi severi interlocutori europei.

La troika (Banca centrale europea, Fondo monetario internazionale e Commissione europea) ha governato direttamente il Paese per quattro anni. Il suo bilancio sul fronte della fiscalità è disastroso: l’evasione fiscale continua a essere stimata attorno al 30% del Pil.

La stessa Christine Lagarde, direttore operativo del Fmi, ha confessato nel settembre scorso che quando ha iniziato a porre la questione all’allora governo Samaras, ha ricevuto minacce di morte. Forse per questo, alla fine la troika si è accontentata della facile soluzione di tartassare solo chi non poteva evadere: dipendenti e pensionati. E rivalersi su elementi patrimoniali come gli immobili, ora tra i più tassati e svalutati d’Europa.

Il Primo ministro Alexis Tsipras ha posto al centro del suo programma di governo l’obiettivo di alleviare il carico per i redditi medio-bassi, facendo pagare anche chi ha goduto di totale immunità fiscale: l’oligarchia greca, per lo più composta da armatori. È prevista anche l’abrogazione dell’articolo della Costituzione che permette di tassare gli armatori in base al cabotaggio non ai guadagni. Ma riformare la Costituzione è complesso. Quindi si è cominciato col colpire la altre attività in mano agli oligarchi, per esempio le emittenti private. A marzo il governo ha richiesto ufficialmente a sette TV private di pagare in totale 24,151 milioni di euro in tasse arretrate dal 2011. Inoltre, saranno riviste le concessioni per le frequenze digitali, ottenute nel 2013.

Un mese più tardi Leonidas Bobolas, figlio del signore degli appalti pubblici e padrone di un impero editoriale, è stato arrestato (per meno di un’ora) per tasse arretrate di 1,8 milioni. Un altro imprenditore di Mykonos ha dovuto pagare 2,6 milioni per evasione fiscale solo per l’anno 2009. Facendo uso delle leggi approvate dal vecchio governo (arresto immediato nel caso di mancato versamento delle imposte e pieno controllo dei conti bancari) il governo ha iniziato a passare ai raggi X le dichiarazioni delle famiglie più ricche del Paese.

Al primo posto i mille nomi greci compresi nella famosa lista Falciani con i conti segreti in Svizzera. Dando però una possibilità di sanatoria: chi ha arretrati non versati può chiedere la rateizzazione, fino anche a 100 tranche. La misura ha avuto un immediato successo: ad aprile le entrate pubbliche sono aumentate del 15,2% rispetto al previsto, con l’incasso di 3,7 miliardi netti. Nei primi quattro mesi del 2015 l’avanzo primario della Grecia è stato complessivamente di 2.164 miliardi, il doppio di quello ottenuto nello stesso periodo del 2014.

Ma tutto questo non può certo risolvere il problema delle entrate pubbliche, specialmente se si considera il peso del debito, 353 miliardi di euro, il 177% del Pil. Per questo, la nuova legge fiscale è stata al centro delle durissime trattative che si sono svolte con i creditori fin dall’indomani della vittoria elettorale della sinistra. I creditori vogliono un aumento netto delle entrate e il pagamento delle tranche del debito. I Greci vogliono non solo evitare un nuovo prestito per pagare i precedenti ma anche una seria ristrutturazione del debito già esistente. Alla fine bisognava trovare un “compromesso onorevole”, come l’ha chiamato lo stesso Tsipras.

Alla richiesta dei creditori di un aumento orizzontale dell’iva al 23%, Atene ha risposto con un piano articolato: aumento solo del 18% e solo per “consumi di lusso”, come alberghi a quattro stelle e oltre, aggiungendo nuove imposte per automobili con più di 2.000 di cilindrata e per le imbarcazioni da diporto.

Il problema dell’iva è delicato, perché già nel passato ci sono stati errori grossolani da parte della troika: come quello di aumentarla di 10 punti per il combustibile da riscaldamento, provocando un crollo del consumo quindi una seria flessione nelle entrate dello Stato. Lo stesso si rischia ora con le isole, meta preferita del turismo, dove la tassa è rimasta ai livelli precedenti alla crisi. Il ministero greco delle Finanze punta invece sull’effettivo incasso dell’iva, in una situazione in cui quasi la metà viene evasa. Si propone quindi l’uso obbligatorio della carta di credito per ogni transazione che superi i 70 euro. Bisognerebbe però far abbassare il costo che accredita la banca che in Grecia è del 2,5%.

Infine, un’idea che viene dall’Italia: il rientro dei capitali dall’estero con una tassazione che non superi il 15%. Potrebbe essere una soluzione, visto che si calcola una somma che supera i 600 miliardi depositati in vari paradisi fiscali. Per agevolare le cose Atene è già entrata in contatto con il governo svizzero per arrivare a un accordo di piena trasparenza bancaria, simile a quello firmato tra Berna e Roma. 

Scrivi il tuo commento
@

Oppure usa i tuo profili social per commentare

GRAZIE

GUALA
GUALA