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I pericolosi equilibrismi di Viktor

Orbán usa l’alleanza con Putin contro l’Ue, tattica rischiosa nell’attuale situazione russa.

I toni sono quelli del nazionalismo epico, a tratti sprezzante nei confronti dell’Ue, divenuti cifra distintiva della sua dialettica. “La battaglia per la sovranità non si vince mai del tutto, e per combatterla possiamo contare solo su noi stessi. La nostra gente sorride quando gli altri vogliono venirci a dare lezioni di libertà e democrazia”, ha scandito il Premier ungherese Viktor Orbán il 15 marzo scorso, nell’intervento pronunciato dopo la tradizionale sfilata dei militari ussari per le vie del centro di Budapest.

Ma alle celebrazioni del 167esimo anniversario della Rivoluzione del 1848 contro gli Asburgo, sulle sponde del Danubio tirava un’aria diversa da quella che, poco più di un anno fa, vide riconfermare il leader del partito di centro-destra Fidesz alla guida del Paese.

Mentre Orbán, dal palco, sottolineava che “l’Europa è piena di domande, l’Ungheria è piena di risposte” e ribadiva che “se certe questioni non rimangono nelle nostre mani, finiranno nei portafogli degli speculatori stranieri”, una parte della popolazione girava la capitale raccogliendo firme per 15 proposte di referendum.

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