Tra tradizione e modernità

Libertà, felicità, diritti civili, laicità, sorprendenti i “numeri” emersi da interviste a giovani iraniani dentro e fuori l’Iran.

Persepolis tappeti e pistacchi sono le principali icone a cui viene associato, in prima istanza, l’Iran, dagli europei.

Si nota però un interessante divario tra la fascia più giovane, dai 20 ai 40 anni, e quella più adulta, tra i 40 ai 60 anni. Per gli ultimi il termine Persia suona più familiare, mentre per i primi Iran è il termine più riconosciuto. Emerge un certo grado di differenza nella percezione del paese persiano tra gli europei che hanno vissuto gli anni precedenti alla rivoluzione – quelli dello Shah, di Soraya e di Farah Diba – e la nuova generazione che ha imparato a conoscere l’Iran di Khomeini, di Ahmadinejad e dell’Onda verde.

I primi hanno una visione nostalgica del passato monarchico persiano, mentre i secondi, sebbene avanzino critiche e perplessità nei confronti del regime islamico, hanno generalmente una percezione positiva nei confronti del Paese e soprattutto verso le donne e le nuove generazioni, definite spesso “moderne e progressiste”. 

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