Turchia, Iran e Stato islamico: gruppo di famiglia in un interno.


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Nel 2011 la Turchia era un astro nascente sotto la guida del Partito per la Giustizia e lo Sviluppo (AKP) e sembrava inevitabilmente destinata a imporsi come potenza locale. La Primavera araba, però, ha portato profondi cambiamenti nella regione. La parabola della Turchia è entrata nella fase discendente mentre sale alla ribalta l’Iran, che porta avanti con successo le trattative sul nucleare. I nuovi sviluppi in Medio Oriente continuano a sorprendere, in particolare l’ascesa dello Stato islamico (Is).

Prima dei moti arabi, erano in molti a presagire un futuro brillante per la Turchia, che con l’AKP sembrava destinata ad aggiudicarsi il ruolo di Paese leader nella regione, e costituiva per molti arabi un modello di democrazia e successo economico da emulare. Svariati politici hanno fondato e nominato i propri partiti rifacendosi all’AKP, e i prodotti e le soap opera turche dilagavano nei mercati arabi e nelle case.

Grazie al suo carisma e alla sua abilità retorica, l’ex Presidente turco Recep Tayyip Erdoğan era considerato un eroe agli occhi di molti Arabi demoralizzati, un leader che si preoccupava dei vicini e disponeva di qualità che mancavano ai loro dittatori – in particolare, la sua dichiarata opposizione alla linea politica e alle pratiche di Israele contro i Palestinesi. Ma la Primavera araba è andata avanti, e qualcosa è cambiato.

La Turchia ha perso terreno in Siria, ha scontentato gli Stati del Golfo, ha complicato i rapporti già piuttosto tesi con l’Iraq, è entrata in conflitto con Israele, e ha visto deteriorarsi anche i suoi rapporti con l’Egitto. E i problemi non si sono limitati al vicinato: si sono manifestati anche tra le mura domestiche con le proteste del Gezi Park a Istanbul e gli scandali per corruzione che hanno coinvolto vari ministri dell’AKP nel 2013.

Le elezioni dello scorso giugno hanno inflitto all’AKP il più duro colpo subito sin dalla sua nascita nel 2001 – terminano così 13 anni di governo monopartitico. Sebbene l’AKP abbia portato stabilità politica e ripresa economica al Paese, l’impatto delle recenti elezioni sulla politica interna ed estera turca si ripercuoterà su tutto il Medio Oriente.

E mentre la stella della Turchia sta tramontando, altre stanno già nascendo. L’Iran, ad esempio, vanta un potenziale di crescita notevole. Il Paese ha sofferto enormemente sin dall’inizio della Primavera araba, e i suoi principali alleati nella regione (il regime di Assad in Syria, Hezbollah in Libano, e gli Huthi nello Yemen) hanno subito forti pressioni, tanto da perdere gran parte del loro potere e della loro influenza. Ma l’accordo sul nucleare porrà fine alle sanzioni che affliggono l’Iran da decenni, permetterà al Paese di tornare a esportare petrolio (a scapito della Russia) e porterà infine a un ulteriore sblocco di risorse economiche – nel 2014 gli Usa hanno scongelato un miliardo di dollari (913 milioni di euro).

Se le cose andranno così, l’Iran, che è pienamente in grado di creare la sua rete locale di alleati e dispone di un immenso arsenale militare, emergerà senza dubbio come potenza economica. E anche i suoi alleati (principalmente gruppi sciiti) ne trarranno vantaggio.

C’è poi un terzo importante attore sulla scena araba, questa volta un soggetto non statale: lo Stato islamico. Il gruppo è sorto dalle macerie di regimi decaduti e dittature fallite, si rifà a un’austera interpretazione dell’islam, ed è riuscito a imporre e consolidare la sua presenza scombussolando l’intera regione. Un’ondata di puritanesimo ha travolto il mondo arabo e un nuovo vocabolario – di apostati, infedeli, ed eretici – è ormai di uso comune. In un batter d’occhio, l’Is è riuscito ad abolire confini e accaparrarsi ampie porzioni di territorio in Iraq e Syria.

Gli oltre 60 membri della coalizione contro lo Stato islamico capeggiata dagli Usa non sono riusciti ad arrestare l’espansione e il consolidamento dell’Is. Lo scorso luglio Barack Obama ha dichiarato che la conclusione del conflitto con l’Is è ancora lontana, ma si è anche detto contrario all’invio di nuove truppe americane in Medio Oriente.

L’Is rappresenta perfettamente il groviglio di interessi e relazioni in gioco nel Medio Oriente. Sostenendo l’Is, alcuni sperano di intaccare il regime del Presidente siriano Bashar al- Assad e il suo principale alleato in Libano, Hezbollah. Altri contano sull’Is per distrarre e tenere occupato il Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK). Un terzo gruppo spera che l’Is provochi un conflitto tra estremisti sciiti e sunniti di modo che "i cattivi” si eliminino a vicenda.

Il vicepresidente americano Joe Biden ha addirittura accusato gli alleati americani in Medio Oriente di aver consentito l’ascesa dell’Is e di averlo finanziato e armato per sbarazzarsi di Assad. Durante il suo discorso al Forum John F. Kennedy Jr., Biden ha affermato che l’unico interesse degli alleati degli Usa nella regione è quello di rovesciare Assad e di condurre una guerra per procura tra sunniti e sciiti. Anche il Generale americano Wesley Clark ha rilasciato un’affermazione simile: “L’Isis è nato grazie al finanziamento dei nostri amici e alleati [...] per combattere fino alla morte contro Hezbollah”.

A giudicare dalla situazione attuale e dall’esito delle recenti elezioni, sembra che la Turchia sia destinata a perdere la propria influenza e il proprio ruolo dominante nella regione. L’AKP, che agli occhi di molti paesi occidentali rappresenta una forma moderata di democrazia islamica, dovrà formare un governo di coalizione, perdendo così il potere e la libertà di mettere in atto le politiche proattive promosse finora.

Il declino della Turchia porterà all’ascesa delle altre forze locali: l’Iran e l’Is. Come accennato sopra, per l’Iran si prospettano un nuovo ruolo all’interno della regione e probabilmente una nuova rete di alleati. Nel frattempo il peso e l’influenza del potente Is – che aderisce a una corrente sunnita radicale – continuano a crescere. Purtroppo tutti questi sviluppi puntano verso un’unica conclusione: un inevitabile conflitto sunnita-sciita su vasta scala.   

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