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Il reclutamento di Al-Qaeda nel Maghreb islamico

La scarsa scolarizzazione e l’estrema povertà favoriscono il reclutamento dei giovani.

REUTERS/CONTRASTO/JOE PENNEY

Dopo la liberazione del nord del Mali da parte delle forze armate francesi e africane nel 2013, molti osservatori si sono chiesti dove fossero finiti i combattenti di Al-Qaeda. Una serie di tragici eventi ha rivelato che i jihadisti hanno stabilito la loro nuova roccaforte nel deserto della Libia meridionale e nella regione montuosa di Jebel Chaambi, tra l’Algeria e la Tunisia.

Dopo la controffensiva sferrata dal Mali e dalla Francia contro gli estremisti islamici dunque, le organizzazioni terroristiche si sono date da fare per rinforzare i propri ranghi. In aggiunta a questo, la lunga guerra in Libia e il crollo del regime di Gheddafi hanno cambiato radicalmente la situazione in Mauritania, dove stanno sorgendo nuove cellule terroristiche dormienti. In Mauritania i giovani costituiscono una fonte di reclute promettente per Al-Qaeda. Lo scarso livello di scolarizzazione e uno status socio-economico basso li rendono particolarmente ricettivi ai sermoni che invocano la fondazione di uno Stato islamico nel Sahel.

Il livello di alfabetizzazione si aggira intorno al 59% (UNDP, 2013). Secondo alcuni esperti locali, il tasso di disoccupazione è del 33% circa, e le condizioni lavorative sono diventate quasi D insostenibili: occupazioni precarie, salari bassi, una rete di sicurezza sociale debole sono le caratteristiche dominanti di un contesto pervaso dal totale disprezzo per i lavoratori. La popolazione è afflitta dall’aumento costante dei prezzi dei beni di prima necessità e tutte le categorie socio-professionali sono sempre più esposte a rischi e malattie.

Tali sviluppi ben si conciliano con l’obiettivo di Al-Qaeda di affondare le proprie radici nella regione del Sahel. Questa zona geopoliticamente sensibile costituisce infatti l’anello di congiunzione tra il Maghreb arabo e l’Africa subsahariana occidentale.

In Mauritania si assiste a una rapida proliferazione di scuole coraniche (Madrasa o Mahadra). Alcune sfuggono al controllo delle autorità locali e i loro Ulema (studiosi musulmani) insegnano che le controffensive dei non-musulmani contro i gruppi islamisti vanno fermate e ogni tipo di coinvolgimento nel jihad contro gli “infedeli” è un dovere sacro.

“Siamo molto preoccupati per la situazione che imperversa nel Sahel e in particolare in Mauritania. Alcune scuole coraniche sono state coinvolte in casi di terrorismo e gli Ulema dovrebbero denunciare apertamente queste pratiche che ledono l’immagine dell’islam. La società mauritana ha sempre aderito ai precetti dell’islam che invitano alla tolleranza e al rispetto e condanna le scuole che sviano i giovani dalla retta via” afferma Ahmad Al Mihidi, ricercatore dell’Istituto di Studi strategici della Mauritania.

I popoli del Mali del nord, dove i jihadisti affiliati al gruppo Al-Qaeda la fanno da padrone, sono prevalentemente di etnia araba e tuareg e hanno parenti in Mauritania. Oltre a padroneggiare l’arabo e il tamasheq questi popoli conoscono molto bene il territorio. Costituiscono perciò uno strumento prezioso per accorciare le distanze tra Mali del nord e Libia. Sfruttando questa risorsa strategica, Al-Qaeda sta moltiplicando i propri contatti con una schiera di giovani che continua a infoltirsi in questa parte del mondo.

Lo sforzo delle autorità locali per contenere l’epidemia terroristica è intralciato dal fatto che molti leader di AQIM (Al-Qaeda nel Maghreb islamico) attivi nel Mali del nord hanno origini mauritane. L’impegno massiccio nella lotta al terrorismo risale al 2005, quando 17 soldati mauritani persero la vita negli attacchi alla base militare di Lemgheity. Ma la situazione sta diventando sempre più incontrollabile anche a causa della diffusione della rete internet nel Paese.

Le nuove reclute vengono abbordate non solo attraverso il contatto diretto ma anche via internet. Negli internet café che proliferano nella capitale Nouakchott bastano pochi clic per accedere a materiale estremista salafita. I siti internet legati alla nebulosa di Al-Qaeda sono accessibili non solo a Nouakchott, ma in quasi tutto il Paese. La quantità di denaro offerta in cambio dell’adesione (intorno ai 1.000 euro) gioca spesso un ruolo cruciale, soprattutto se la famiglia del giovane in questione ha bisogno di soldi per saldare un debito.

Stando a fonti locali anonime, dal 2013 a oggi si contano almeno 200 giovani reclute. Nell’ottobre del 2014 le autorità locali hanno smantellato un gruppo che arruolava uomini per Daesh (altrimenti noto come Isis).

Sebbene il 31 aprile 2015 i paesi dell’Unione del Maghreb arabo, riuniti a Nouakchott, abbiano deciso di potenziare la sorveglianza su internet, in particolare sui social network, questa operazione non ha avuto alcun effetto sui jihadisti e le autorità civili e militari del Paese non sono in grado di contrastare il reclutamento dei giovani nei ranghi di Al-Qaeda e gruppi affini che si rivelano molto ingegnosi nel portare avanti la loro missione con successo.

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