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L’Istmo di Kra, una scorciatoia strategica

È un’idea di oltre 300 anni fa, ma che ora è tornata d’attualità: un canale sul modello di Panama e Suez, che tagli in due il sud della Thailandia creando così una scorciatoia tra l’estremo Oriente, il Golfo Persico e l’Europa.

Un progetto che costituirebbe un cardine della nuova “Via della seta marittima” per una Cina ansiosa di consolidare la sua ritrovata centralità geopolitica. Negli anni le versioni sono cambiate. Ma il piano del “Canale di Kra”, dal nome dell’istmo che segna il punto più stretto (44 km) della penisola malese, è sempre quello: collegare l’Oceano Indiano e il Pacifico, eliminando così la necessità per le navi cargo di incunearsi nel sempre più congestionato stretto di Malacca e passare attorno a Singapore. Alla Cina converrebbe enormemente: l’80% delle sue importazioni di greggio passa da lì, così come il suo export verso l’Europa. Ed è proprio un giornale cinese ad aver riacceso l’interesse.

In maggio, l’Oriental Daily di Hong Kong ha riferito della firma di un memorandum di cooperazione da parte di “rappresentanti” di Cina e Thailandia: l’accordo riguarderebbe un percorso più a sud dell’istmo, tra le province thailandesi di Satun e Songkhla, in un tratto più lungo (102 km) ma meno montagnoso. Un progetto dal costo di 28 miliardi di dollari in dieci anni, per un canale largo 400 metri e profondo 25. Sembrava il coronamento della nuova amicizia tra Bangkok e Pechino, sempre più vicine dopo il golpe thailandese del 2014.

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