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Ombre cinesi

“Il governo cinese è determinato ad affrontare lo smog e l’inquinamento ambientale nel suo complesso”, lo ha assicurato lo scorso marzo il Premier Li Keqiang ammettendo che i progressi fatti in tal senso erano ancora sotto le aspettative.

Già nel 2014 l’Assemblea nazionale del popolo – la più alta istituzione legislativa di Pechino – aveva dichiarato guerra all’inquinamento e indicato tra i suoi maggiori propositi quello di trasformare la Cina in un paese bello, con un ambiente ecologicamente integro. Un impegno che aveva portato forti investimenti in energie rinnovabili, risparmio energetico e progetti di conservazione dell’acqua, oltre a una legislazione più stringente volta a ridurre le emissioni nocive.

A novembre poi, al termine del summit Apec (Asia-Pacific Economic Cooperation), il Presidente Xi Jinping si era accordato con Barack Obama per rafforzare la cooperazione bilaterale tra Cina e Stati Uniti in materia di cambiamento climatico. Insieme avevano siglato un documento nel quale, in vista della prossima conferenza Onu sul clima di Parigi, auspicavano un’intesa internazionale che riflettesse “il principio delle responsabilità comuni ma differenziate”.

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