PUNTI DI VISTA - Quella Santa Alleanza non era poi così male…

Saltati gli equilibri di Yalta, si potrà rieditare un Patto come la Santa Alleanza per recuperare stabilità e sicurezza?

La nostra generazione, che ha avuto la ventura di nascere nell’ultimo decennio della storia d’Italia contrassegnato dalla mistica del Risorgimento, ha visto in seguito progressivamente crollare tutte le certezze che le maestre delle elementari ci avevano pazientemente inculcato. Col tempo, e per confronto alla realtà successiva, l’Impero austroungarico si è rivelato un esempio di buona amministrazione mentre sull’onda della sua marcia Radetzky emergeva come un ottimo generale, capace di vincere battaglie decisive a più di 80 anni. La Santa Alleanza, aborrita come strumento di una reazione decisa a fermare ad ogni costo il cambiamento… beh, sulla Santa Alleanza il discorso si fa più complesso, considerando come il momento storico che attraversiamo si apparenti molto, a livello di instabilità, a quello con cui essa a suo tempo si confrontò.

Nella storia dell’uomo ci sono periodi di relativa stabilità, caratterizzati da un cambiamento che procede con ritmo lento e appare prevedibile nelle sue linee di sviluppo. Altri in cui tutto diviene tumultuoso, rapidissimo e difficile da prevedere. In simili circostanze il cambiamento non è più un processo gestito, acquista un ritmo anarchico in cui ciò che sino a ieri era valido viene messo in discussione in tutti i suoi parametri.

Cambiano i soggetti e mutano i rapporti fra loro. Vecchi protagonisti spariscono dalla mattina alla sera, altri ne prendono inaspettatamente il posto. Le regole che funzionavano sino a ieri si dimostrano inadeguate ai nuovi scenari. Persino i valori appaiono così superati da aver bisogno di essere sostituiti o perlomeno adeguati.

In momenti del genere il rischio è di essere trascinati in un gorgo d’instabilità destinato a generare lacrime e sangue esaurendosi poi soltanto sui tempi lunghi dello sfinimento. Nell’idea di fronteggiare il rischio incombente si finisce in genere col cedere alla tentazione di elaborare una ricetta che riesca, appoggiandosi alla forza di alcuni fra i maggiori protagonisti del momento, a contenere e disciplinare almeno i più pericolosi aspetti del cambiamento, riportando l’ordine ove altrimenti regnerebbe il caos. Poco importa se questo ordine imposto finirà col divenire l’ordine delle baionette.

L’uomo ama sopra ogni cosa la stabilità, che istintivamente identifica con la propria sicurezza, e ad essa è disposto a sacrificare molto, in situazioni particolari persino i suoi principi.

Ai suoi tempi la Santa Alleanza fu il prodotto di un processo di questo genere.

Un’associazione delle maggiori potenze dell’epoca che prendevano atto del rischio d’instabilità connesso alle nuove idee che monopolizzavano menti e cuori della gioventù intellettuale di tutta Europa e s’impegnavano ad agire – insieme e senza esclusione di mezzi – per spegnere tempestivamente i focolai che si rivelassero particolarmente pericolosi. Essa ebbe tre elementi caratterizzanti: una visione chiara di ciò che voleva ottenere, il potere necessario a dissuadere e, should deterrence fail, a reprimere, infine la comune volontà di agire. Fu un’alleanza di successo?

Certamente contenne sino al 1848 l’emergere degli Stati/nazione dando se non altro alle nuove idee il tempo di razionalizzarsi e consolidarsi sino a quando furono mature per divenire lo scheletro portante del nuovo ordine. In maniera meno formale e su altri teatri, con la medesima efficacia, il testimone del Congresso di Vienna e della Santa Alleanza fu poi raccolto dal Congresso di Berlino del 1878 che fissò le sfere d’influenza coloniali delle potenze europee in tutte le parti del mondo che potevano divenire oggetto di contestazione. L’eventuale repressione era affidata al cosiddetto Concerto delle Potenze Civili che finirono, col tempo e l’esperienza, con l’elaborare una consuetudine d’intervento mai tradotta in dottrina, ma non per questo meno efficace, basata sulla Politica delle Cannoniere gestita dai Consigli degli Ambasciatori e degli Ammiragli.

Infine, in tempi relativamente recenti, gli accordi di Yalta hanno sancito la divisione del mondo in due sfere affidando a due super potenze gendarmi il compito di vegliare sull’integrità di ciascuna di esse.

Un incarico che tanto l’Urss quanto gli Usa hanno svolto per 45 anni con assoluta e impeccabile durezza, dimostrandosi in questo compito molto più partner di quanto siano mai stati rivali. Il processo ha comportato sofferenze enormi, soprattutto per coloro inglobati nell’”eternità comunista”. Per contro esso ci ha protetto in un periodo in cui la tentazione di una soluzione nucleare rimaneva forte da entrambe le parti.

Se si passa a oggi, c’è da registrare come crescano rapidamente la voglia e il bisogno di una nuova Santa Alleanza che da un lato ci protegga contro l’incalzare di un disordine sempre più prossimo, consentendoci dall’altro di guadagnare gli anni necessari per comprendere verso quale mondo si stia andando. Perché una simile alleanza risulti efficace però c’è sempre bisogno di mettere insieme i tre elementi caratterizzanti questo tipo di imprese, vale a dire la visione strategica, la forza e la volontà di usare tale forza ove ciò si rivelasse indispensabile.

Sono condizioni realizzabili oggi in un mondo caratterizzato dagli Usa divenuti gendarmi troppo riluttanti, da una Russia messa all’indice con eccessiva leggerezza, da una Cina che sistematicamente sparisce proprio nei momenti in cui la sua presenza sarebbe più necessaria, da un’Ue che non ha imparato a volare nei cieli della politica e sicurezza internazionale, da Nazioni Unite che non sono in crisi di credibilità solo perché della credibilità hanno toccato il fondo… e via di questo passo? Probabilmente no, ed è quindi ben difficile che si possa pensare a medio termine a un ordine mondiale protetto da qualcuno che sappia garantirlo.

Sale però in tutti noi, sempre più forte, la nostalgia di quella Santa Alleanza che in fondo non era poi così male come ci insegnavano le nostre maestre in quinta elementare!  

Scrivi il tuo commento
@

Oppure usa i tuo profili social per commentare

GRAZIE

GUALA
GUALA