Clima ed energia, a chi la palla?

Nella situazione attuale l’intero pianeta deve essere gestito in modo assai più coordinato e unitario di quanto oggi avvenga.

La stretta di mano fra il Presidente russo Vladimir Putin e il Presidente turco Recep Tayyip Erdoğan a seguito dei colloqui sulla fornitura di gas alla Turchia.
La stretta di mano fra il Presidente russo Vladimir Putin e il Presidente turco Recep Tayyip Erdoğan a seguito dei colloqui sulla fornitura di gas alla Turchia.

Molti pensano che la sicurezza energetica della Turchia, Paese ospitante il G20 di quest'anno, sia a rischio. L'unico combustibile fossile autoctono è la lignite, carbone di bassa qualità, e la rapida espansione economica del Paese ha comportato un'impennata della domanda di energia. Negli ultimi 50 anni il consumo di energia primaria in Francia è raddoppiato; in Germania è cresciuto del 20%; in Turchia è aumentato di 13 volte! Questo trend sembra destinato a continuare, ed è motivo di preoccupazione visto che gran parte dell'elettricità turca è generata da gas importato, proveniente per due terzi dalla Russia. La Turchia però è circondata da circa il 70% delle riserve di petrolio e gas conosciute al mondo. Il suo maggiore vantaggio in politica energetica risiede proprio nella sua posizione geografica.

C’è anche un altro modo di inquadrare la situazione. Le economie e i sistemi energetici stanno cambiando. Il nesso diretto tra consumo energetico e crescita economica si è spezzato: la crescita dipende più dalle competenze, dall’innovazione, e dall’uso efficiente delle risorse che non dal consumo di grandi quantità di petrolio o gas. E il consumo energetico in Turchia si sta avvicinando a quello delle economie più avanzate al mondo.

L’attuale consumo energetico pro capite in Turchia è la metà di quello rilevato in nazioni industrializzate avanzate quali Italia, Svizzera, Danimarca, Giappone e Germania, Paesi che prevedono di ridurre il proprio consumo energetico. Se la sua ambizione è diventare un’economia efficiente e moderna, è logico che la Turchia prenda questi Paesi a modello. Pertanto possiamo aspettarci che il consumo energetico turco cresca più lentamente e in futuro arrivi a stabilizzarsi e addirittura a diminuire.

Anche il mix energetico si sta trasformando.

Lo sviluppo delle fonti rinnovabili e dell’efficienza energetica fa pendere l’ago della bilancia a favore dell’energia pulita. Per quanto riguarda le rinnovabili, gli Stati Ue si sono posti obiettivi ambiziosi per il 2020 e alcuni paesi li hanno già conseguiti. Ma il boom dell’eco-sostenibile non è più un fenomeno solo europeo. Cina e Usa si fanno concorrenza spietata per le tecnologie eoliche, solari e dello stoccaggio energetico. Anche altri paesi del G20 hanno piani ambiziosi in tema di rinnovabili. Il Brasile genera il 73% della propria elettricità da fonti rinnovabili, l’India progetta un impianto fotovoltaico da 100 GW e un apparato eolico altrettanto potente entro il 2022, e persino l’Arabia Saudita, uno dei maggiori esportatori di petrolio e gas, è intenzionata a diventare leader mondiale del solare.

La Turchia sta facendo passi da gigante nel mondo delle nuove energie. Nel 2009 ha fissato l’obiettivo di produrre il 30% della propria energia da fonti rinnovabili entro il 2023. A tal fine il Governo turco progetta di espandere il settore idroelettrico e creare impianti eolici dalla potenza complessiva di 20 GW. Un indizio, precoce ma significativo, del grande potenziale della Turchia nell’ambito dell’energia verde. Il Paese potrebbe sfruttare molta più energia eolica e ampliare il progetto di costruire centrali solari per una potenza di 3 GW.

L’approccio cauto alla produzione di energia solare è comprensibile se si considerano i costi del fotovoltaico nel 2009. Da allora il prezzo dei pannelli è sceso dell’80%, mentre l’elettricità in Turchia è più cara del 45,2%.

Paesi come il Regno Unito, il maggiore mercato solare dell’Ue nel 2014, e la Germania, campione europeo del fotovoltaico, sovvenzionano i propri enormi impianti solari a una tariffa che va dai 6 ai 9 centesimi di euro per kWh ‒ circa la metà del prezzo dell’elettricità per i cittadini turchi.

Il Governo britannico è oggi al centro di un’aspra polemica poiché intenzionato a ridurre dell’87% gli incentivi erogati agli impianti solari: un taglio drastico, e una minaccia all’industria fotovoltaica domestica. Che la proposta passi o no, segnala la fine imminente dei contributi statali alle energie rinnovabili mature.

L’energia solare rappresenta una prospettiva economica diversa per la Turchia, dove i prezzi dell’elettricità sono simili o inferiori a quelli di Regno Unito, Francia e Paesi Bassi ma l’irraggiamento solare supera del 50% quello di Germania e Regno Unito.

C’è un’altra potenziale risorsa nel settore energetico turco: l’efficienza energetica, al momento piuttosto bassa. L’intensità energetica turca è il doppio della media europea e benché sia meglio rispetto a Medio Oriente, Est Europa e alla media globale, può fare grandi progressi e raggiungere un livello di efficienza energetica paragonabile a quello degli Stati Ue.

Che ruolo avranno il carbone e il nucleare in questo panorama energetico alternativo? Il loro destino sarà dettato da fattori economici. L’energia nucleare sta diventando troppo cara, non è più competitiva rispetto alla combinazione di rinnovabili ed efficienza energetica. Anche il carbone (la lignite, in questo caso) può risultare un’opzione dispendiosa se si adottano le migliori tecnologie e se i fattori climatici, ambientali e sanitari sono adeguatamente incorporati nei prezzi.

La Turchia gode di una posizione geografica strategica. La revoca delle sanzioni imposte all’Iran e la scoperta di nuovi giacimenti di gas nel Mediterraneo orientale la rendono ancora più ottimale. Di fronte al calo della domanda di gas in Europa e alla crescita delle rinnovabili, la Turchia dovrebbe considerare l’opzione dei gasdotti e dei cavi elettrici come infrastrutture transfrontaliere. La competizione tra il gas e le energie rinnovabili si fa dura, e la Turchia potrebbe giocare un ruolo chiave nel trasporto di elettricità su lunga distanza.

Le prospettive di sviluppo per il mercato energetico turco possono influenzare la posizione del Paese all’interno del G20. La Turchia potrebbe mettersi alla testa di un nuovo trend energetico globale per almeno tre ragioni: dispone di diverse e cospicue fonti economicamente valide di energia verde; un piano energetico sostenibile e a lungo termine rafforza l’economia e la sicurezza nazionale; ha le capacità tecniche e l’accesso ai capitali richiesti per sviluppare un settore energetico moderno.

L’incontro del G20 offre alla Turchia un’ottima opportunità per porsi alla guida del dibattito internazionale sull’energia. Resta da vedere se il Paese sarà in grado di coglierla.

@julianpopov

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