Dialogo mediterraneo

Il 10-12 dicembre, la Conferenza MED-Rome Mediterranean Dialogues vuole contribuire a rilanciare la geografia economica e culturale del “Mare di Mezzo”.

Il nome “Mediterraneo” nella storia ha rappresentato l’incontro delle culture e la cultura della pluralità. Paul Valéry definiva il Mediterraneo “una macchina per produrre civiltà”, mentre oggi il nostro mare sembra essere sinonimo di crisi, disordine e frammentazione. La macchina della civiltà mediterranea si è inceppata. Nel mentre, la mappa del Mediterraneo si è allargata: il suo concetto geopolitico comprende nuovi corridoi marittimi, che dalla penisola arabica portano fino al Golfo di Aden, e nuovi corridoi terrestri, che coinvolgono i territori del continente africano in cui la fragilità istituzionale favorisce il traffico degli esseri umani.

Jacques Delors amava dire che l’Europa avanza mascherata. Dopo la fine della stagione interventista guidata dagli Usa, oggi il nuovo concetto del Mediterraneo smaschera noi europei, mettendo a nudo le nostre incertezze, le nostre paure, le nostre divisioni. In questo senso il 2015 ha contribuito, anche con eventi tragici, a portare in luce la centralità della questione mediterranea per il presente e il futuro dell’Europa. Di tutta l’Europa: a Sud e a Nord, a Est e a Ovest. Occorre piena condivisione di questa consapevolezza, perché un’Europa divisa proietta debolezza, verso i suoi cittadini e verso il mondo. E oggi nessuno può sostenere con onestà intellettuale che il Mediterraneo sia un problema italiano o greco.

La Commissione europea, la Germania, la Francia e altri Stati membri stanno finalmente mostrando una prospettiva lungimirante sul tema delle migrazioni. D’altra parte, in questo risveglio europeo c’è il rischio di limitarsi alle fiammate emozionali senza prendere decisioni all’altezza delle nostre sfide. La sindrome del “molto rumore per nulla” ha già danneggiato l’Europa e la sua credibilità internazionale. Negli ultimi 20 anni, c’è stato un enorme squilibrio tra il rilievo della questione mediterranea e gli strumenti istituzionali e politici adoperati dall’Unione europea e dagli Stati membri per affrontarla. Su questo dobbiamo essere molto franchi: il Processo di Barcellona non ha raggiunto i suoi obiettivi, così come l’Unione per il Mediterraneo, e le tre M (markets, money, mobility) che avrebbero dovuto contraddistinguere la risposta europea alle primavere arabe non hanno brillato per incisività. È una crisi di idee e una crisi di prospettive. Non ne usciremo raccontando, in modo consolatorio, che siamo davanti a semplici emergenze. Siamo in mezzo a cambiamenti epocali. Nella demografia: oggi, il 16% degli europei ha almeno 65 anni, nel 2050 sarà il 27%, mentre la popolazione africana raddoppierà a 2,5 miliardi. Nella sicurezza, a partire dall’intersezione tra la minaccia di Daesh e la fragilità statuale dell’area mediterranea. Davanti a questi cambiamenti epocali, l’Ue deve riconoscere che non sarà mai un attore globale degno di questo nome se non diventerà, a tutti gli effetti, una potenza mediterranea, e se non mobiliterà per questo obiettivo tutto il suo soft power, nonché risorse degne della più grande area economica del mondo.

L’Italia in questi mesi ha indicato una strategia chiara. Abbiamo risposto alla vocazione insita nella nostra geografia, con i nostri 8.000 km di coste, dando priorità al Mediterraneo fin dall’inizio dell’attività estera del Governo, aperta con la visita di Stato del Presidente Renzi in Tunisia. Siamo tra i partecipanti più attivi della coalizione internazionale contro Daesh e in questi mesi abbiamo lavorato incessantemente per un accordo sulla Libia, che siamo pronti ad accompagnare nella stabilizzazione.

Nel mentre, soprattutto grazie all’azione della nostra Marina militare, solo nel 2015 abbiamo novembre dicembre 2015 | 21 0Il ministro degli affari esteri e della Cooperazione internazionale, Paolo Gentiloni, stringe la mano al ministro degli esteri tunisino taïeb Baccouche, durante la sua visita a tunisi a marzo scorso. salvato più di 100.000 persone. Nei rapporti con la Tunisia e l’Egitto e nella cooperazione con tutta l’Africa, abbiamo delineato un’agenda positiva, focalizzata su sviluppo, energia, commercio, senza imporre modelli prefabbricati e mobilitando le migliori risorse del Paese. La recente scoperta da parte di ENI del più grande giacimento di gas del Mediterraneo rientra in questo metodo, che vuole favorire attraverso uno sforzo pubblico e privato la piena integrazione del Mediterraneo e dell’Africa nell’economia globale, in modo da sfruttare il loro potenziale per lo sviluppo.

Il tassello che completa e approfondisce questa strategia italiana è la Conferenza di alto livello MED – Rome Mediterranean Dialogues, promossa dal MAECI e dall’ISPI, che si svolgerà a Roma dal 10 al 12 dicembre. MED – Rome Mediterranean Dialogues nasce per mettere un nuovo multilateralismo al lavoro: oltre al Presidente Renzi, avremo la partecipazione di tutti i paesi coinvolti dalla nuova mappa del Mediterraneo. Per ripensare il Mediterraneo la politica non basta: per questo coinvolgeremo imprenditori, ricercatori, rappresentanti dei media e della cultura.

Il caos mediterraneo è frutto di idee e di scelte sbagliate. Ora non possiamo più limitarci ad analizzare il passato per evitare di ripetere gli errori, ma dobbiamo sentire l’urgenza di trovare respiro, con nuove idee e nuove proposte. MED – Rome Mediterranean Dialogues è l’occasione per uscire da una cappa di rassegnazione in cui il Mediterraneo viene identificato solo con le crisi e non con le opportunità. A Roma daremo spazio e concretezza a queste opportunità, dalla cultura alle infrastrutture, dalla finanza per la crescita all’occupazione giovanile. La macchina della civiltà mediterranea può ripartire da Roma e dall’Italia. 

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GUALA
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