Presidentessa da export

Park Geun-hye si è rivelata abile a livello diplomatico ma incapaci politiche interne hanno portato il consenso popolare al suogoverno al 29%.

Il 25 febbraio 2016 Park Geun-hye entrerà nel terzo anno di presidenza della Repubblica di Corea, superando la metà del suo mandato di 5 anni. Il percorso della presidentessa non è stato semplice finora, numerosi i problemi con cui la sua amministrazione ha dovuto confrontarsi, sia all’interno del paese che sullo scenario regionale e globale.

In politica interna il dibattito principale, in questi anni, ha ruotato intorno alla solidità della democrazia in Corea del Sud, che secondo alcuni è stata messa a dura prova dall’avvento della Park. Una serie di scandali hanno fatto sorgere seri dubbi sulle “credenziali democratiche” della Park e del suo partito, il Saenuri (Partito della Nuova Frontiera). Il caso più eclatante è stata la possibile interferenza da parte dell’intelligence nazionale nelle elezioni presidenziali del 2012, volta a favorire proprio l’elezione di Park Geun-hye. Un altro episodio ha riguardato lo scioglimento, deciso dalla Corte Costituzionale, del Tonghap-jinbodang (Partito Progressista Unificato). Tale compagine, assolutamente minoritaria in parlamento con solo 5 deputati, è stata cancellata con l’accusa di “fare ricorso a mezzi violenti al fine di rovesciare il sistema democratico sudcoreano” e di voler favorire l’istituzione di un sistema ispirato a quello nordcoreano.

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