Stati Uniti: più stabili ora che prima della crisi

Intervista a Nicolas Véron, membro senior dell’Istituto Bruegel di Bruxelles e Visiting Professor dell’Istituto Peterson for International Economics a Washington DC.

Che ruolo ha giocato Obama per l'industria finanziaria?

L'intervento più significativo è all'inizio del primo mandato, nel 2009, introduce gli stress test e restaura la fiducia nel sistema bancario americano. Un successo formidabile: il sistema bancario USA a fine 2009 ha ripreso a funzionare normalmente. In Europa la crisi è iniziata nello stesso periodo (metà 2007) ma dopo più di 8 anni il sistema continua a vacillare.

Quali sono stati gli errori di Obama e del suo staff dopo il crollo della Lehman Brothers?

Il crac della Lehman risale a metà settembre 2008, quando Bush era in carica. Obama è eletto a inizio novembre e si è insediato alla presidenza il 20 gennaio 2009. Da allora non mi pare siano stati commessi gravi errori in ambito finanziario. Il Dodd-Frank Act poteva andare meglio: si poteva semplificare l’apparato regolatorio del Paese accorpando alcune agenzie federali. Inoltre certe parti di questa legge sono inutilmente complicate. Alcune nomine, Mary Schapiro alla SEC e Jim Kim alla World Bank, sono discutibili. A volte le iniziative sono state insufficienti: gli Usa si sarebbero potuti conformare agli Standard internazionali di rendicontazione finanziaria (IFRS). L’amministrazione Obama si è anche arenata sull’importante questione della riforma immobiliare. Ma sono piccole mancanze a confronto di quello che Obama ha conseguito, soprattutto nei primi mesi della presidenza.

Com’è cambiato il sistema finanziario, in particolare negli Usa, dal 2008 a oggi?

Il cambiamento più ovvio rispetto allo scenario pre-crisi è la scomparsa di un’importante categoria di operatori finanziari, i grandi intermediari indipendenti (detti “Banche d’investimento” in Europa): la Lehman Brothers è fallita e le sue operazioni negli Usa sono state assorbite dalla Barclays; la Bear Stearns è stata rilevata da JP Morgan Chase; la Bank of America ha acquisito Merrill Lynch; sia Goldman Sachs che Morgan Stanley sono state trasformate in holding bancarie. Allo stesso tempo, i grandi gestori patrimoniali sono diventati più influenti, ad esempio la BlackRock è uno degli attori principali sul mercato finanziario americano e mondiale. Anche la separazione tra i settori finanziari non è più marcata: la General Motors e la GE si sono liberate dei rispettivi segmenti finanziari. Fannie Mae e Freddie Mac, due grandi agenzie di credito ipotecario, sono state nazionalizzate. È aumentata la concentrazione del mercato nel settore bancario ma il sistema finanziario Usa dipende molto meno dalle banche, rispetto a quello europeo. Questo è un punto di forza che la crisi e le sue conseguenze non sono riuscite a intaccare.

Ancor più di prima della crisi, il sistema bancario Usa è dominato da grandi banche interconnesse. E poi c’è il problema del sistema bancario collaterale: le “banche ombra” detengono il 70% delle attività e fanno salire il rischio sistemico. Il sistema è più sicuro di prima?

Questa descrizione sorge da un equivoco europeo. Gli Usa sono sempre stati mercato-centrici, il che si è rivelato un fattore di stabilità durante la crisi. Al contrario delle banche, i fondi hedge e quelli di private equity hanno assorbito molte perdite senza ricorso a garanzie pubbliche. Nei primi anni di crisi le banche europee sostenevano di garantire maggiore stabilità rispetto al sistema mercato- centrico Usa ma gli avvenimenti degli ultimi anni dimostrano il contrario. Il programma europeo di promuovere l’“Unione dei mercati dei capitali” e un sistema diversificato in alternativa all’egemonia delle banche è, di fatto, un riconoscimento della superiorità del sistema americano. Le banche (in Europa e negli Usa) fanno di tutto per rappresentare il sistema collaterale come qualcosa di sinistro e minaccioso ma la verità è che l’Europa ha bisogno di più intermediari non bancari e di capital markets più sviluppati – senza perdere d’occhio il rischio sistemico.

Secondo il Fmi, gli Usa sono più stabili ora che prima della crisi. Eppure negli ultimi anni sono emerse nuove minacce – alcune grandi banche, ad esempio, sono diventate ancora più grandi – e gli interventi mirati a salvaguardare il sistema non sono stati portati a termine. Cos’ha conseguito Obama? Solo una trasformazione del rischio?

Il rischio sistemico non si può eliminare, si può contenere, e le crisi finanziarie non si possono scongiurare una volta per tutte. L’opinione pubblica Usa ha sempre mostrato consapevolezza del potere delle grandi banche – in modi diversi sin dalle origini del Paese. In confronto a più o meno qualsiasi altra nazione, negli Usa la concentrazione del mercato nel settore bancario è relativamente bassa. Questa prospettiva comparata è importante, soprattutto per gli europei. Gli Usa hanno il problema delle banche “troppo grandi per fallire” ma la crisi in Europa ha rivelato – con poche eccezioni – che non si può permettere a nessuna banca, neanche piccola, di fallire. Fortunatamente le riforme – soprattutto l’unione bancaria – avvicineranno l’Europa agli Usa da questo punto di vista. Malgrado le controversie, il sistema finanziario Usa supera quello di qualsiasi altro paese per disciplina di mercato e contenimento dell’azzardo morale. Certo, gli Usa non devono montarsi la testa. E gli strumenti adottati dalle autorità per monitorare e analizzare il rischio sistemico si possono perfezionare ulteriormente, attraverso sforzi congiunti a livello internazionale per migliorare la raccolta e la condivisione dei dati.

L’accordo di 25 miliardi di dollari con le grandi banche per i mutui nel 2012... Obama la definì una vittoria della gente comune e dichiarò che era solo l’inizio. Ma sembra che le cose siano cambiate negli ultimi 3 anni.

Alle banche americane sono stati imposti rimborsi e multe enormi. Anche alcune banche europee, HSBC, Standard Chartered, BNP Paribas e ING, sono state multate per non aver rispettato le restrizioni al finanziamento del terrorismo, del narcotraffico e dei paesi nemici, previste dalla legge americana. La si potrebbe criticare come una forma di neoimperialismo. Ma, da cittadino francese, non sono orgoglioso dei finanziamenti che BNP Paribas ha fornito al brutale governo sudanese (per cui la banca ha dovuto pagare una multa record l’anno scorso). Detto questo, enormi trattative del genere possono presentare anche aspetti molto complessi. Non trattandosi di veri e propri processi giudiziari, può capitare che incentivi sproporzionati spingano le autorità a valutare transazioni piuttosto che incriminazioni.

Alcuni mesi fa, a New York, Obama ha esortato i manager di Wall Street a cambiare il loro modus operandi, anche in assenza di una legge che lo imponga. Li ha convinti?

Retorica a parte, l’opinione generale negli Usa è che il settore finanziario, benché regolato dalle autorità pubbliche, debba essere mosso dagli interessi commerciali. Questo significa che le banche e gli altri operatori finanziari continueranno a puntare al profitto, e l’avidità continuerà a essere uno dei principali motori del sistema. La situazione è diversa in Europa, dove un’ampia fetta del sistema finanziario resta in mani pubbliche (come in Germania) o è controllata da azionisti pubblici (come in Italia), e dove è stato introdotto un tetto ai bonus bancari, cosa che negli Usa non è stata neanche presa in considerazione. L’orientamento commerciale e capitalista degli Usa può piacere o no ma è evidente che il sistema europeo, più ibrido, se l’è cavata peggio dall’inizio della crisi a oggi. Anche il sistema cinese, ancora più distante da quello americano, attraversa una fase difficile. Negli Usa il Consumer Financial Protection Bureau (CFPB), agenzia istituita con il Dodd-Frank Act per proteggere gli utenti di servizi finanziari, si sta occupando di alcune irregolarità nel sistema. La creazione del CFPB è un’iniziativa preziosa e l’Europa dovrebbe valutare la possibilità di dotarsi di un ente analogo.

E adesso la domanda da un milione di dollari: al momento qual è il maggiore problema del sistema finanziario Usa? Come si può risolvere?

Tenere d’occhio il rischio sistemico è una sfida continua. Resta da ultimare la riforma immobiliare e per quanto riguarda la trasparenza finanziaria e la divulgazione dei movimenti bancari si possono fare passi avanti. Inoltre alcune riforme introdotte in seguito alla crisi, come l’obbligo di compensazione per molte categorie di derivati, potrebbero avere effetti indesiderati e addirittura contrari a quelli voluti. Non si raggiunge la stabilità finanziaria una volta per tutte. Detto questo, al momento mi pare che ci siano molti più squilibri e problemi nel sistema finanziario europeo.  

@FGoria

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