n.8 marzo 2006

È stato un impegno notevole, soprattutto per la carenza e la disomogeneità dei dati di partenza, ma alla fine Daniele Castellani Perelli, Vittorino Ferla, Dennis Redmont ed Ennio Remondino sono riusciti a disegnare per east la prima mappa del potere massmediatico in Europa, con particolare riferimento all’Europa centro-orientale (vedere il Dossier a
pag. 97) Una mappa critica, ovviamente, perché non è possibile limitarsi a descrivere il sistema dei media degli ex Paesi comunisti senza cercare di valutarne la trasparenza, l’efficacia e il grado di autonomia dai poteri costituiti.
A nessuno può sfuggire che questa è una questione chiave nel processo di costruzione di un’Europa dei popoli e non soltanto dei governi. Una questione, peraltro, a cui non sono esenti anche i Paesi occidentali, come insegna la vicenda dei duopolio televisivo italiano.
Una segnalazione particolare meritano anche tre contributi sulle economie della cosiddetta New Europe a firma di un pool di giovani economisti: Alessia Amighini, Carmelina Carluzzo, Stefano Chiarlone, Fabrizio Coricelli, Fabio Mucci e Debora Revoltella. Il primo articolo analizza l’indebitamento delle famiglie come motore per lo sviluppo di un moderno mercato dei consumi; il secondo si sofferma sui modelli di specializzazione dei Peco, gli ex Paesi comunisti; il terzo analizza i punti di eccellenza raggiunti dalle nuove economie nel campo della produzione, ma anche nella ricerca e nell’innovazione tecnologica (a partire da pag. 16).
Due i reportage di questo numero: quello di Monika Bulaj sull’Arzebaijan e quello di Silvia Sartori sullo Xinkiang. E due i leader glocalisti: l’altoatesino Peter Thun, famoso in tutto il mondo per i suoi angioletti laudanti, e Graziano Verdi, amministratore delegato di Graniti Fiandre, capace di pavimentare indifferentemente Maranello o il Crown Plaza. Sempre due, infine, le grandi interviste sulla globalizzazione: a Gae Aulenti e a Renato Ruggiero. Due nomi e due storie personali che più diverse non si potrebbe, ma che ben rappresentano l’Italia nel mondo.

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l mezzi d'informazione soffrono di miopia. Vedono l'avvenimento del giorno, lo promuovono a "evento" e lo ingrandiscono sino a isolarlo da ciò che è accaduto prima o sta accadendo altrove. Da questa distorsione prospettica deIla realtà la classe politica, a seconda dei casi, può trarre vantaggio o svantaggio.

L’ex direttore generale lancia l’allarme: la proliferazione di accordi bilaterali e regionali sta cambiando il sistema commerciale mondiale e rende più difficile il negoziato multilaterale. Le conseguenze sarebbero disastrose, soprattutto per i Paesi poveri e in via di sviluppo. Ma anche i Paesi industriali avrebbero molto da perdere. Quanto all’Europa, Renato Ruggiero vede segnali di ripresa. Angela Merkel, per esempio...

Nella Nuova Europa il livello di indebitamento delle famiglie rispetto al Pil è ancora basso se confrontato con quello dell'Eurozona. Ma il trend di crescita è fortissimo. Le preoccupazioni non mancano, anche se gli economisti considerano l'accresciuta propensione delle famiglie a indebitarsi come una fase normale del processo di transizione. Anzi, laddove il reddito è insufficiente l'indebitamento aiuta a tenere bassi i tassi d'interesse.

Nell'industria crescono molto macchinari e attrezzature e, soprattutto, la componentistica elettrica e ottica. Vanno bene anche la farmaceutica, la cosmetica e tutti i settori legati ai trasporti. Promettenti anche carta, editoria e stampa. Nel terziario l'incremento più interessante si registra nelle comunicazioni, nelle assicurazioni e nei servizi finanziari e per le imprese. Quanto ai settori labour intensive...

Hanno collaborato a questo numero:
Alessia Amighini
Antonio Barbangelo
Monika Bulaj
Carmelina Carluzzo
Sasa Carpaneda
Daniele Castellani Perelli
Stefano Chiarlone
Fabrizio Coricelli
Vittorino Ferla
Cristina Giuliano
Elena Kohutikova
Jacek Kurczewsky
Carlotta Magnanini
Marco Montanari
Fabio Mucci
Fernando Orlandi
Viliam Patoprsty