east forum 2016

Come fu per la crisi del debito sovrano e l’Unione Monetaria Europea, quello che stiamo affrontando oggi con la crisi dei migranti e dei rifugiati è la conseguenza del fallimento del completamento della costruzione europea: una condivisione dei confini interni non hanno senso senza la condivisione dei confini esterni. Il tema delle migrazioni e, in generale, il tema dei confini deve essere considerato come europeo – e non nazionale – e il freno della sovranità nazionale deve essere progressivamente allentato.

La costruzione di una politica comune su asilo, immigrazione e controllo dei confini esterni è la risposta da dare. A tal fine, l’istituzione di un’Agenzia Europea dei Confini e delle Guardie Costiere che operi sulla base di una piena cooperazione tra livello nazionale ed europeo, come proposto dalla Commissione Europea, è un primo passo urgente in questa direzione, che dimostrerebbe che la UE è capace di proteggere i propri confini esterni attraverso un esercizio condiviso della sovranità. Allo stesso tempo, uno scambio di dati e informazioni tra autorità nazionali, come pure una cooperazione europea più forte con Paesi terzi quali i paesi del Nord Africa ed una più forte determinazione per una soluzione diplomatica della crisi siriana sono alcuni dei passi più importanti da fare.
La creazione di un’area interna dove le persone e i beni possano circolare liberamente è uno dei maggiori risultati del processo europeo di integrazione: mettere a rischio un tale risultato significa mettere a rischio l’intero progetto europeo. Dare dimostrazione della capacità dei Paesi UE di saper superare una crisi senza precedenti come quella in corso, riacquisendo il controllo sui confini esterni e reintrodurre un’area comune senza controlli ai confini interni, è di importanza capitale per il futuro della UE. Si tratta di una sfida che avrà, di certo, un impatto decisivo e di lungo termine sul futuro dell’Europa. 

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