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Coscienza europea - Le radici cristiane dell’Europa

La menzione delle radici cristiane nella Costituzione europea avrebbe potuto arginare gli attacchi terroristici di questi mesi? O forse ne avrebbe facilitato l’inquadramento in un contesto di “guerre di religioni”?

Sono passati 15 anni dall’elaborazione della Carta dei diritti fondamentali dell’Ue e una decina dallo sfortunato tentativo di scrivere una costituzione comunitaria. Durante la fase di definizione e deliberazione di questi documenti vi fu una forte pressione affinché essi contenessero un esplicito richiamo alle radici cristiane del continente. Nel caso del Trattato costituzionale, in particolare il governo italiano avanzò la proposta di inserire nella nuova costituzione un riferimento alle “radici giudaico-cristiane” dell’Europa, aggiungendo un tocco d’involontaria ma macabra ironia nell’accostare a quella cristiana una religione che noi europei pochi decenni fa abbiamo quasi cancellato dalla faccia della terra. Come che sia, in entrambi i casi la questione fu risolta nel preambolo dei testi attraverso le inesauribili risorse di creatività linguistica della politica. Nel primo si diceva che, “consapevole del suo patrimonio spirituale e morale, l'Ue si fonda sui valori indivisibili e universali della dignità umana, della libertà, dell'uguaglianza e della solidarietà”. Nel secondo invece ci si riferiva genericamente alle “eredità culturali, religiose e umanistiche” dell’Europa. Più che una mezza vittoria, insomma, una mezza sconfitta per i sostenitori della proposta.

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