Elezioni di gennaio, si vota per esistere

Dal 2008 i due Paesi, ai due lati dello Stretto, hanno riaperto le relazioni fino alla storica stretta di mano dello scorso novembre. Un’ombra grande come la Cina minaccia l’indipendenza di Taiwan.

Dopo otto anni di presidenza Ma Ying-jeou, il 16 gennaio Taiwan va al voto con un quesito fondamentale nella testa degli elettori: la questione non è che tipo di paese l’isola vuole essere, ma se esisterà come nazione nei prossimi decenni. Tale preoccupazione, con una Cina sempre più potente che non ha mai smesso di considerare Taiwan una “provincia ribelle”, porterà con ogni probabilità a un trionfo elettorale del Partito progressista democratico (Dpp) e alla prima Presidente donna nella storia dell’isola.

Con Ma impossibilitato a candidarsi per un terzo mandato, il partito di governo Kuomintang è in difficoltà da due anni. L’opposizione ha mostrato un rinnovato attivismo, poi è arrivata una batosta alle elezioni locali. E a ottobre, con i sondaggi che prevedevano un distacco abissale rispetto a Tsai Ing-wen (59 anni) del Dpp, il Kuomintang ha silurato la sua candidata Hung Hsiu-chu, rimpiazzandola con il sindaco di New Taipei, Eric Chu. L’opposizione rimane comunque la grande favorita, e potrebbe piazzare un “cappotto” senza precedenti, conquistando sia la presidenza sia la maggioranza in Parlamento.

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