Giubileo della Misericordia: il Quantitative Easing di papa Bergoglio

Misericordia e scienza delle finanze: mentre Draghi taglia i tassi, Bergoglio estingue i peccati. Bond fiscali e Bond spirituali, Mario e Francesco disintossicano il mondo capitalista e puntano alla crescita.

In principio furono Mario Draghi e il Quantitative Easing, le strategie della Federal Reserve e la riserva strategica dei fedeli, che la Chiesa elargisce nei frangenti di crisi e il mondo conosce con il nome d’indulgenza. Una di quelle convergenze cronologiche destinate a dilettare gli storici, quando a distanza di secoli compongono i quadri epocali e li tingono di metafora.

Visto dal futuro, il Giubileo della Misericordia si collocherà infatti nella cornice geopolitica delle iniziative, materiali e spirituali, poste in essere dall’umanità del nostro tempo per sortire dall’empasse in cui versa. Un nuovo start dopo le false partenze plurime del Millennio, tra i crolli delle Torri e di Wall Street, sino allo scoppio ufficiale della “Terza guerra mondiale a pezzi”, a colpi di mitra e note di metal, nella notte di Bataclan. 

Il denaro e il perdono, la remissione del debito e quella delle colpe non hanno mai proceduto così di pari passo e a portata di tutti nell’immaginario collettivo, in uno sforzo congiunto di sollevare insieme la borsa e la psiche, i mercati e le anime, che stando al dettato degli economisti risultano legati da un filo invisibile, ma reale e nodale.

Come se Dio e Mammona, ossia i due poteri che contano davvero e oscureranno la politica negli anni a venire, avessero stabilito una tregua nelle more del loro perenne conflitto, esercitando entrambi la facoltà di sciogliere, non di legare: in questo senso il Giubileo va contestualizzato nell’orizzonte di una congiuntura più ampia e si può legittimamente definire il “Quantitative Easing” della Chiesa, con scientifica e non iperbolica dilatazione del vocabolario.

Di tale singolare, azzardato ma non infondato parallelo lessicale, offre un saggio mirabile il documento conclusivo del sinodo di ottobre. In esso l’assemblea dei vescovi ha eretto intorno alle possibili evoluzioni del magistero, suggerite da Bergoglio, i paletti di una “Maastricht ecclesiastica”: un Fiscal Compact sull’etica familiare, fissando il margine di scostamento dal modello standard, o “virtuoso” che dir si voglia, con attributo che ricorre in duplice accezione, a Bruxelles e Roma, per indicare assenza di debiti o di peccati.

Da una impostazione che mirava soprattutto al sommerso delle situazioni anomale, nell’intento di farle emergere e rientrare nell’alveo del precetto, opportunamente allargato e gradualmente allentato, siamo passati di converso alla sottoscrizione di un vero e proprio “patto di stabilità”, ottemperando a una preoccupazione, nonché ossessione, che parimenti associa burocrazia comunitaria e gerarchia ecclesiastica.

L’iter, ad esempio, con il quale i divorziati risposati verranno ammessi, caso per caso, alla comunione eucaristica ricalca singolarmente la procedura che ha consentito alla Grecia di Alexis Tsipras di permanere nella comunione dell’euro e ricevere il viatico del Fondo salva- Stati. Come Atene ha infatti dovuto manifestare “in foro interno” i segni del ravvedimento ideologico e sottoporsi alle valutazioni della Troika, così le coppie irregolari sono oggi chiamate a intraprendere un “percorso di accompagnamento e discernimento”, discreto e concreto, vigilato dalla supervisione del confessore.

Se quindi la costituzione formale della Chiesa sulla carta si mantiene rigida, limitando la flessibilità e finendo per somigliare all’eurozona, il Giubileo costituisce invece una zona franca, uno sforamento che incide sulla prassi della costituzione materiale, realizzando il più grande “alleggerimento quantitativo”, di precetti e peccati, nella storia bimillenaria del cattolicesimo. Una possente ventata, per non dire spallata, rispetto agli spifferi e spiragli del sinodo, tra dissezioni teoretiche e dissertazioni retoriche, come fa chiaramente intendere in un suo articolo padre Spadaro, direttore di Civiltà Cattolica, interprete autentico e autorizzato del verbo papale.

All’esodo spaziotemporale dell’Eurotower, che abbandona il binario del rigore e investe 60 miliardi al mese, protraendo la durata dell’acquisto massivo ed estendendolo ai bond degli enti territoriali, Bergoglio fa pendant decentrando l’Anno santo in tutte le cattedrali, con l’apertura di altrettanti battenti, e invia una task force di missionari abilitati a rilevare anche i titoli più tossici: “Nessuno può essere escluso dalla misericordia di Dio”.

Sportelli bancari e sacri portali, sorgenti dottrinali e liquidità monetaria, depositum fidei e depositi degli istituti: mentre il governatore taglia il tasso, già negativo, e scoraggia il parcheggio dei capitali per non perdere ulteriori denari, Francesco taglia corto, a priori, e spinge la Chiesa fuori da se stessa, per non rinnegare e perdere l’identità. Tout court.

Le grandi rivoluzioni democratiche, a ben guardare, cominciano da un contenzioso fiscale. Dalla dialettica che s’instaura tra sovrani e aristocrazie sulla convenienza, e convinzione, di aggiungere o togliere imposte. Assoluzioni o restrizioni, nella circostanza. Rendendo la vita più facile ai sudditi, o fedeli, e allargando le basi dell’inclusione. Non solo ecclesiale. Con un riverbero inevitabile sulla vita e sui comportamenti del villaggio globale.

In dieci anni e due conclavi, dal 2005 al 2015, la teocrazia d’Oltretevere ha optato in sequenza e sperimentato tra due opposti programmi di governo, come nemmeno le più mature democrazie dell’alternanza: Bergoglio sta infatti a Ratzinger, in suggestiva e pregnante analogia, come il falco “soave” Jens Weidmann, guru della Banca federale tedesca e difensore del tesoro dei Nibelunghi, sta all’ex allievo dei gesuiti romani Mario Draghi, che 50 anni fa spiccò carriera e volo dalla locale nidiata del Liceo “Massimo”, recando in dote l’imprinting di una predilezione pindarica per le aperture, mentali e alari, ereditato dalla Compagnia di Gesù.

Niente di nuovo sotto i cieli della Città eterna e delle city terrene, tra i corsi e riscorsi del moto pendolare che con le sue oscillazioni scandisce e unisce, assai più di quanto crediamo, la cattedra di Pietro e le cattedre di Storia economica: monasteri benedettini versus “reducciones” ignaziane, “ora et labora” versus teologia della liberazione, fioretti d’Avvento versus profezia keynesiana, centromediani mitteleuropei versus fantasisti sudamericani. Da un lato abbiamo una terapia “omeopatica” che deliberatamente, nei rispettivi ambiti del lavoro e del pensiero, assume dosi d’inflazione o di relativismo. Senza farsi sopraffare e confidando di sfruttare in progressione l’energia vitalista, sovente anarchica, della società. Dall’altro una reazione “antibiotica”, che rifugge il seppur minimo contagio e si trincera nella camera sterile, dei catechismi e dei monetarismi. Paventando derive imprevedibili e salvaguardando l’integrità della norma: in moneta quanto in dottrina.

È questa la cornice geoeconomica del Giubileo, declinando la misericordia in guisa di un fattore di crescita edecrittandola seduta stante nei manuali di scienza delle finanze, dove s’incrociano pellegrinaggi ascetici e diagrammi ascendenti.

Del resto, dalla sera e dal “buonasera” della sua elezione, Francesco si è subito rivelato il più autorevole dispensatore del bene impalpabile, ancorché indispensabile della speranza, senza il quale non è data ripresa e non sussiste sviluppo.

Insomma, il Papa che come nessun altro si erge a nemico frontale e fustigatore del capitalismo, ne appare al tempo stesso il principale alleato congiunturale e oggettivo sostenitore. Che lo sorregge, e lo corregge, nei suoi sbandamenti cronici e ciclici avvitamenti, con una capacità unica, e anch’essa gesuitica, di collegare meccanismi produttivi e meccaniche divine.

Paradosso accattivante e bivalente, che schiude prospettive inedite alla riflessione, sfatando i luoghi comuni sulla figura di Bergoglio e inducendo gli analisti a varcare insieme con lui la soglia della Porta Santa, per provare a risolvere l’enigma e raccontare il prosieguo del cammino.

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GUALA
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