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Il destino di Raqqa ai tempi del Califfato

Ellenistica, romana, bizantina, capitale del Califfo delle Mille e una Notte, nel 2013 Raqqa ha creduto di vedere la propria libertà quando ha accolto i ribelli contro Assad. Ora soccombe in silenzio al nuovo dominatore, il jihad.  

Com’è la Siria ai tempi del Califfato? Il destino di Raqqa, capitale dell’Isis, bombardata dopo la strage di Parigi del 13 novembre dall’aviazione francese e dai russi, racconta una storia emblematica della guerra siriana che racchiude prima la paura per la repressione esercitata dalle milizie degli shabbya del regime di Bashar al-Assad, poi le speranze sollevate dall’avanzata dei ribelli e infine il cupo terrore imposto dai jihadisti di Abu Baqr Al Baghdadi. Ma la sorte di Raqqa, della Siria e dell’Iraq, ci dice anche quanto sarà complicato sradicare i jihadisti, sempre che si trovi l’accordo internazionale per farlo.

Il 6 marzo del 2013 Raqqa era un città in festa che accoglieva gli insorti sventolando bandiere. Per le forze fedeli ad Assad era stata una sconfitta dura e umiliante: questa città di duecentomila abitanti, a 160 chilometri a Est di Aleppo, era il primo capoluogo regionale a cadere in mano ai ribelli con un’offensiva che aveva visto schierate fianco a fianco le milizie dell’Esercito libero siriano (Els) e dei gruppi jihadisti e salafiti di Jabhat an Nusra e Ahrar ash Sham.

La gioia per la liberazione della città si trasformò in timore, quando le brigate dell’Esl vennero cacciate dalla città dai gruppi salafiti, fedeli a una versione radicale e fondamentalista dell’islam che risale nella tradizione ai primi compagni del Profeta Maometto. I salafiti di Jabhat al-Nusra, affiliati ad Al-Qaeda, pensavano di avere in pugno la situazione: si erano liberati dell’Esl, formazione sostenuta anche dalla Turchia che includeva elementi di provenienza diversa, dai disertori dell’esercito di Assad ai laici agli islamisti.

L’Esl veniva presentato alle conferenze internazionali come una sorta di braccio armato dell’opposizione moderata, allora era ben insediato ai confini con la Turchia. Controllava alcuni valichi di frontiera ma stava già perdendo seguaci a favore dei gruppi più estremisti.

In realtà i moderati non hanno mai controllato quasi nulla di quanto accadeva sul campo, tanto meno i cosiddetti “leader” siriani che si facevano pagare i conti dagli occidentali in hotel a cinque stelle.

Anche la conquista di Raqqa dei salafiti si era rivelata un’illusione. Bivaccavano con le bandoliere a tracolla nelle caserme abbandonate dai militari del regime e avevano issato le bandiere nere del monoteismo di Al-Qaeda sulle antiche rovine della porta di Baghdad e sulla Qalat di Jabar, costruita dai Selgiuchidi sulla sponda sinistra dell’Eufrate, fortificazione fascinosa anche se meno imponente di quella di Aleppo.

Raqqa aveva una vecchia storia, densa di significato per il mondo musulmano, molto più di quanto apparisse dai palazzi della sua anonima periferia. Città ellenistica, romana e bizantina, era stata conquistata assieme a tutta la Siria nel VII secolo dal secondo califfo Omar.

Ma la cosa più importante agli occhi degli islamisti è che nel periodo abbaside diventò per 13 anni, dal 796 all’809, la capitale di fatto del Califfato di Hārūn al-Rashīd, l’ispiratore delle Mille e una Notte, che da Raqqa lanciava le sue offensive militari contro il nemico cristiano bizantino.

In una posizione strategica per tagliare la strada ai militari di Assad in direzione di Aleppo, Raqqa faceva gola non soltanto ai salafiti che per altro avevano già imposto una versione crudele della legge islamica di stampo medioevale, con pubbliche decapitazioni. Era già cominciata, infatti, l’avanzata dello Stato islamico dell’Iraq e del Levante che in poco tempo cacciò i salafiti di Jabhat al-Nusra consolidando il suo dominio sulla città con la forza e l’intimidazione, attaccando, catturando e mandando a morte sia i combattenti dell’opposizione sia i manifestanti pacifici. Alcuni video dell’epoca online mostrano le decapitazioni e i miliziani che sparano sulla folla mentre si ribella ai jihadisti.

Fu in questa Raqqa che arrivò nel luglio del 2013 il gesuita italiano padre Paolo dall’Oglio. Secondo alcuni attivisti si era recato nella sede dell’Isis per tentare di incontrare il leader Abu Bakr al-Baghdadi. L’incontro aveva lo scopo di chiedere una tregua con le milizie curde e avere informazioni sulla sorte di alcuni sacerdoti e giornalisti rapiti. E fu a Raqqa che di lui si persero le ultime tracce certe. Nel gennaio del 2014 l’Isis aveva sottomesso completamente Raqqa trasformando la Siria e l’Iraq in un unico campo di battaglia, da lì a pochi mesi avrebbe conquistato la città irachena Mosul, dove al-Baghdadi proclamò il Califfato, per poi impadronirsi dei pozzi petroliferi siriani di Deir el-Zor. Colui che guida il Califfato, un iracheno di Samarra allievo del qaedista Abu Musab al-Zarqawi, era riuscito a sfruttare il caos siriano e iracheno unendo le forze jihadiste a quelle degli ex ufficiali e seguaci del Baath di Saddam Hussein. Un’avanzata che aveva saputo sfruttare le cause della rivolta della minoranza sunnita in Iraq contro gli sciiti e quelle della maggioranza sunnita siriana contro il regime alawita di Assad.

Vivere a Raqqa di questi tempi è stato come essere rinchiusi in una grande prigione. Questa è la sensazione di chi abitava nella città della Siria settentrionale, un tempo considerata tra le più liberali del Paese. Da quando lo Stato islamico ha messo le mani sulla città, la gente è precipitata in una sorta di oscurantismo medievale.

Di Raqqa al-Baghdadi aveva fatto la sua capitale governata nella morsa della Sharia, a colpi di frusta e di sermoni applicati dalla Hisba, la polizia religiosa, ma anche con la distribuzione gratuita di cibo e bevande alla popolazione. Un rudimentale welfare state che insieme a saccheggi, estorsioni e rapimenti, ha imposto la zakat, la tassa religiosa del 10% sui redditi. Da qui Abu Bakr al-Baghdadi avrebbe ordinato la strage di Parigi, spegnendo le luci della Tour Eiffel ma di conseguenza anche quelle di una capitale che dopo Hārūn al-Rashīd, il vero califfo delle Mille e una Notte, era piombata per secoli ai margini della storia.  

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