Internet, bene primario

Dalla California, in esclusiva per Eastwest, Stephen Brobst, Hermann Wimmer e Mike Koehler analizzano il futuro della Rete, tra Net Neutrality, Privacy e Cloud Computing, come vengono percepiti negli Usa e nella Ue.

Quest’anno la FCC (Federal Communication Commission) Usa si è pronunciata a favore della neutralità della Rete e ha incluso la connessione Internet tra i beni primari del cittadino. Questo dovrebbe vietare, in teoria, il modello “due Internet a due velocità”, cioè la possibilità, per gli Internet provider di fornire maggiore banda e velocità Internet a chi paga di più. Ovviamente sono contrarie le grosse società di telecomunicazioni (Verizon, Comcast, AT&T, etc...). Con Stephen Brobst, CTO di Teradata Corporation (alla conferenza di Teradata Partners 2015 ad Anaheim), parliamo di Net Neutrality e Privacy.

Qual è la sua posizione riguardo la Net Neutrality? Cambierà le dinamiche tra gli utilizzatori della Rete e le grosse società provider di servizi che operano nel settore delle telecomunicazioni?

S.B. Internet è nato libero e trasparente e le discussioni in corso negli Usa e in Europa devono rafforzare queste caratteristiche. Sono d’accordo nel mantenere la struttura di accesso a Internet com’è e il concetto di Net Neutralityè già presente nel modo in cui Internet è strutturato. In Europa si discute anche sulla residenza fisica dei dati gestiti dai colossi americani come Google o Facebook. Si è messo in discussione l’accordo chiamato “Safe Harbor” stipulato nel 1998 tra Usa e Ue che permetteva il trasferimento di dati dai server europei a quelli americani garantendo un livello di privacy e sicurezza adeguato. Gli scandali NSA sulla sorveglianza dei dati hanno portato l’Ue a sospendere l’accordo e a imporre alle società di servizi Web che trattano dati dei cittadini europei di creare server farmsu suolo europeo, soggette alle regole di privacy stabilite dalla Commissione europea, e vietandone il trasferimento.

La decisione della Commissione europea in materia di privacy e residenza dei dati in Europa garantirà maggiore sicurezza ai cittadini?

S.B. Fornire maggiore sicurezza non ha a che fare con dove i dati sono fisicamente stoccati e ha poco senso collegare il concetto di privacy alla collocazione fisica dei nostri dati. È importante come vengono trattati i dati, i livelli di sicurezza e di “criptatura” delle informazioni, che fanno lievitare molto i costi di gestione. Sono i consumatori a decidere quali servizi utilizzare in base ai livelli di sicurezza offerti ed è a tutto vantaggio delle società garantirli ai massimi livelli per non intaccare la qualità del proprio brand. Si parla molto di servizi cloud anche in termini di abbattimento dei costi per le società che offrono servizi online. Prima erano necessari server e architettura hardware propri, con notevoli costi di materiale, manutenzione e gestione della sicurezza dei dati. Senza architetture cloud società come Netflix o Google non potrebbero fonire servizi a costi così contenuti. Con Hermann Wimmer (Co-President, Teradata Corporation) e Mike Koehler (President and Chief Executive Officer, Teradata Corporation) parliamo del cloud computing.

In Europa si parla di tecnologie cloud in termini di potenzialità e problematiche per la gestione della privacy. Sarà più complicato per società straniere operare in Europa data la maggior percezione del concetto di privacy?

H.W. Molte società si stanno attrezzando per seguire le regolamentazioni Ue, probabilmente l’aumento di utilizzo dei servizi cloud sarà minore rispetto agli Usa ma saranno evidenti i benifici dei servizi cloud in termini di costi e prestazioni rispetto a soluzioni “on premise” con le stesse funzionalità.

M.K. Le società che offrono servizi cloud hanno più risorse e tecnologie rispetto a soluzioni gestite internamente e questo è un vantaggio che, nel lungo periodo, porterà a un maggiore utilizzo di queste piattaforme.

In Europa, e sopratutto in Italia, l’economia è sostenuta dalle piccole e medie imprese. I servizi cloud offerti per la creazione di applicativi Web e l’analisi dei Big Data possono aiutare piccole realtà ad affacciarsi a nuovi modelli di business online?

H.W. Assolutamente. Gli investimenti dei vari service provider nelle architetture cloud porteranno nuovi utilizzatori e possono aiutarli a migliorare l’esperienza dei propri consumatori. L’Italia è un ottimo esempio di come tante realtà diverse possono affacciarsi nel mondo dei Big Data indipendentemente dalla loro dimensione e aumentare la fedeltà al proprio brand.

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