Mercati e politica - Il mondo nel 2016

Pronostici economici incoraggianti e cinque nodi chiave da tenere sotto osservazione nell'anno che sta cominciando.

Questo è il periodo dell’anno in cui economisti e commentatori politici si lanciano in previsioni sull’anno a venire. Questi pronostici sono sempre preceduti dall’avviso che, questa volta, il futuro è più incerto del solito. E quest’anno non sarà differente – ma penso che per noi preveggenti del 2016 il monito è più sincero che mai!

Politiche divergenti stanno prendendo piede in vari angoli del globo in questo “post grande-recessione”. L’Europa, che fronteggia la più grande crisi migratoria dalla Seconda guerra mondiale, vede ribaltato il proprio orizzonte politico – ma lo stesso dicasi degli Usa, a giudicare dai dibattiti presidenziali. E la serie di orribili attacchi terroristici, ultimi a Parigi e contro l’aereo russo, peggioreranno la frammentazione dell’agone politico, mentre inizia a prendere forma un nuovo modus operandi tra l’Ovest e la Russia.

Eppure, a sorpresa, sembra pronosticarsi uno scenario inalterato per gli anni a venire: dignitosa crescita negli Usa, leggero miglioramento in Europa e i mercati emergenti in difficoltà con tassi di crescita più bassi di prima.

Ma piuttosto che addentrarmi in previsioni specifiche, preferisco indicare cinque questioni che potrebbero avere un notevole impatto sul 2016 e anche oltre.

In primis, la ripresa economica negli Usa promette bene e la disoccupazione è calata al 5%. E per la prima volta in circa 10 anni, la politica monetaria sta frenando la sua attività di stimolo all’economia, anche se con cautela. Il graduale incremento dei tassi d’interesse arriva tardi rispetto alla ripresa, ma è stato intralciato da uno scenario inflazionistico depresso e da una maggior avversione al rischio di molte banche centrali. In Europa invece, dove la ripresa è più tiepida e la capacità disponibile rimane considerevole, l’inflazione è in pratica inesistente, e con il chiaro mandato di generare un’inflazione primaria “sotto, ma prossima al 2%”, la Bce sta continuando a sostenere l’economia iniettando fondi.

Così, le due più importanti banche centrali stanno adottando politiche divergenti. Il risultato previsto è un calo del cambio euro/dollaro che si avvicinerà al pareggio, e forse oltre. Detto questo, al dipartimento di ricerca di Uni- Credit non ne siamo tanto sicuri. I flussi “fondamentali” dovrebbero continuare a sostenere l’euro dato che l’eurozona ha un notevole surplus di conto corrente, mentre gli Usa sono in deficit. E anche se intenti speculativi spingessero il rapporto Eur/Usd verso il basso a causa della Bce, non dovremmo aspettarci una contro- manovra da parte della Fed? Ovviamente la velocità e la direzione del tasso di cambio Eur/Usd avrà ripercussioni sulla forza e la composizione della ripresa europea, oltre che sulla sorte di molti mercati emergenti che tentano di riportare la crescita ai precedenti livelli.

In secondo luogo, il 2016 sarà influenzato ancora dalla crisi migratoria in Europa, dove sono approdate circa un milione di persone negli ultimi mesi, ma anche negli Usa. La crisi dei rifugiati ha implicazioni nel breve e lungo termine. Nel breve termine, l’arrivo di così tanta gente in Europa comporterà un’espansione di bilancio, dato che queste persone hanno bisogno di alloggi e vitto finché le loro pratiche non verranno elaborate e loro integrati (o rimpatriati). Questa espansione potrebbe essere nell’ordine dello 0,3% del Pil, cosa che aiuterà ulteriormente la ripresa.

Nel lungo termine, potenzialmente la crisi dei rifugiati può avere implicazioni positive se contribuirà a invertire la tendenza demografica europea, e presumendo che gli immigrati vengano integrati nel mercato del lavoro. Le indicazioni dalla Germania suggeriscono questo corso positivo almeno fino a ora. Ma la crisi dei rifugiati comporta anche un notevole rischio a lungo termine perché il tessuto politico sta scivolando verso partiti e politiche nazionaliste. Per il momento questo colpisce molto in Europa centrale, con la Polonia e l’Ungheria in prima linea. Di contro, il cancelliere Merkel ha aperto le porte, ma con una forte opposizione interna (ed europea). La Merkel ha giustamente previsto che la politica europea di Schengen sul libero movimento delle persone sia a rischio.

Terza questione, il Regno Unito quasi sicuramente si recherà alle urne per decidere il futuro del suo rapporto con l’Ue, probabilmente prima o dopo l’estate. I sondaggi indicherebbero un testa a testa, ma si prevede che la campagna governativa in favore della permanenza avrà successo. Se però ci sbagliamo e il Regno Unito vota di abbandonare l’Ue, è probabile che la Scozia tenga un altro referendum sull’indipendenza, e il Regno Unito potrebbe finire per disgregarsi.

Quarta questione, nel mondo dei mercati emergenti, un’attenzione particolare va dedicata alla Cina. A nostro avviso gli interventi delle autorità riusciranno a generare una crescita intorno al 6% ancora per un paio d’anni, ma le sfide che attendono la Cina restano spaventose.

In ultimo, come si assesteranno in Siria e nel resto del Medio Oriente le lotte di potere tra Usa, Europa e Russia avrà notevoli ripercussioni anche oltre il 2016. La Russia propone una nuova “Yalta”, l’accordo post Seconda guerra mondiale tra Unione Sovietica e Occidente, per ritagliare il mondo in sfere d’influenza dominate dai principali poteri. Gli Usa e l’Europa non sembrano condividere questa visione, ma faticano a indicarne una propria.

L’ultimo mese del 2015 ci ha ricordato che il mondo è complesso, ma che la ripresa nel mondo industrializzato sembra procedere. Con ogni probabilità continuerà nel 2016 quando anche i mercati emergenti riusciranno a stabilizzarsi. Ma ci sono almeno cinque questioni chiave da tenere d’occhio, perché potrebbero facilmente scombinare le carte.

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