Separati in casa

Dopo le tante accuse di mancata solidarietà sulla questione dei rifugiati, i rapporti tra Bruxelles e i Paesi dell’Est Europa danno segni di cedimento, rispolverando antichi dissapori.

Mai, dalla caduta del Muro, Europa dell’Est e dell’Ovest sono parse così distanti. Una frattura che è giunta agli onori della cronaca trascinata soprattutto dalla crisi dei rifugiati e dal Consiglio Ue che a fine settembre ha approvato la redistribuzione di 120.000 richiedenti asilo tra i vari Paesi membri (ai quali si sono aggiunti Svizzera, Norvegia e Islanda).

Alla decisione si sono opposti i governi di Repubblica Ceca, Ungheria, Slovacchia e Romania, ma è stata accolta con fastidio anche da Paesi Baltici, Finlandia e Polonia. Da quel momento, i media dell’Europa occidentale e del mondo anglosassone hanno cominciato a denunciare una “mancanza di solidarietà”, come ha scritto Rick Lyman sul New York Times, “che evidenzia le divisioni politiche e culturali ancora esistenti nell’Ue”. “Quando si è trattato di negoziare l’integrazione”, scrive Lyman, “ai candidati era stato richiesto di accettare un insieme di cosiddetti valori europei: libero mercato e trasparenza del governo”, certo, ma anche “l’apertura dei propri confini e la solidarietà”. 

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