Il gigante del nord guarda all’Artico

Il Canada, potenza idrocarburico–mineraria sottovalutata, deve sviluppare un’economia slegata dalle risorse. Il nuovo governo punta sulla green economy.

Nel 1904 il Primo ministro canadese Wilfred Laurier disse: “Il XIX secolo è stato il secolo degli Usa. A mio parere sarà il Canada a dominare il XX secolo”. Laurier peccava di orgoglio patriottico, ma forse il XXI secolo gli offrirà qualche consolazione tardiva. Perché in un mondo sempre più globalizzato, e affamato di materie prime e tecnologia, il Canada ha le carte in regola per giocare un ruolo di primo piano. “Noi europei sottovalutiamo il Canada perché lo confrontiamo con il suo vicino, gli Stati Uniti, che sono una superpotenza. In realtà si tratta di un paese ricco e multiculturale con un enorme potenziale” riferisce un diplomatico italiano che conosce bene il Nord America.

Per capire il potenziale canadese, bisogna partire dalla terra. Che il Paese ha in abbondanza: quasi 10 milioni di chilometri quadrati. Anche se la superficie coltivabile è appena il 5% del totale, grazie a un’agricoltura altamente industrializzata il Canada è uno dei granai del mondo. I suoi cereali sfamano Asiatici e Arabi e in passato i Sovietici (una barzelletta russa degli anni Sessanta diceva: Chruščëv semina il grano in Kazakistan e lo raccoglie in Canada). Il grano duro canadese, del resto, finisce anche nella pasta prodotta in Italia; nel 2012 ne abbiamo importato ben 670mila tonnellate.

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