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La diplomazia diventa verde

A Parigi, 195 nazioni si sono riunite per siglare un accordo che limiti il riscaldamento climatico. La sfida è colossale: salvare il Pianeta.

Lo scorso 30 novembre prendeva il via a Parigi la Conferenza internazionale COP21 sui cambiamenti climatici. Aprendone i lavori, Franç̧ois Hollande ringraziò per le manifestazioni di solidarietà ricevute dopo gli attentati di matrice islamica che neanche venti giorni prima avevano sconvolto la città.

“Per me, non esiste una dicotomia tra la lotta al terrorismo e quella al riscaldamento globale”, affermò il presidente francese seminando l’idea che l’appuntamento delle Nazioni Unite fosse di importanza contingente al pari di temi di più stretta attualità, quali il fondamentalismo e i rischi ad esso connessi. “Dobbiamo lasciare ai nostri figli non solo un mondo liberato dal terrore, ma anche un pianeta vivibile, preservato dalle catastrofi”, spiegò.

La presenza dei maggiori leader mondiali e delle delegazioni di quasi tutte le nazioni del Mondo era d’altra parte un’implicita evidenza di come la questione ambientale non fosse più eludibile. Rispetto al fallimento dell’analogo appuntamento di Copenaghen nel 2009, si è infatti consolidata la consapevolezza che il riscaldamento della Terra, causa dei cambiamenti climatici, sia in ampia misura dovuto all’attività umana.

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