Produrre nell’era digitale

Il Digital Single Market europeo e l'impatto sui processi produttivi.

Quattrocentoquindici miliardi di euro l’anno e un raddoppio della crescita del Pil dell’Ue nei prossimi 10 anni: è la promessa del Mercato digitale unico, che dovrebbe trovare compimento entro fine 2016, grazie a una serie di azioni che la Commissione ha annunciato a maggio 2015. La strategia punta a rimuovere gli attuali ostacoli normativi, per riunire in uno solo, i 28 mercati nazionali di oggi.

“I consumatori devono trarne benefici concreti e immediati”, ha sottolineato Andrus Ansip, vicepresidente della Commissione europea. Le nuove regole prevedono maggiori tutele negli acquisti online e la possibilità di accedere a una scelta più ampia di merci e servizi, grazie a una revisione delle modalità e dei costi di consegna tra i diversi paesi dell’Ue. E ci saranno vantaggi per tutti.

Piccole e medie imprese, start-up e imprenditori beneficeranno di leggi più chiare e uguali in tutti i paesi (la Commissione stima che l’attuale frammentazione costi circa 9.000 euro a chiunque voglia adeguarsi alle normative di un mercato diverso dal proprio), come un sistema di tassazione omogeneo, tarato sulle esigenze dell’e-commerce: “Dobbiamo agevolare gli investimenti nelle start-up e rendere più facile ripartire dopo un fallimento”, ha aggiunto Ansip.

Chi produce beni e servizi verrà tutelato da un rafforzato sistema di controllo della pirateria e da un aggiornamento della legge sul diritto d’autore. Nuove norme sulle telecomunicazioni, il potenziamento delle reti digitali e l’omogeneizzazione delle leggi sulla privacy favoriranno un migliore sfruttamento di tecnologie quali l’archiviazione online (Cloud) e l’analisi in tempo reale dell’enorme quantità di dati (Big Data) prodotti dall’interazione tra singoli soggetti collegati (Internet of Things). Tutti elementi per rendere l’industria più flessibile, come si evince da documenti forniti da ANIE Automazione.

Un’opportunità per una “crescita inclusiva” di tutte le regioni dell’Ue, secondo le valutazioni del Consiglio europeo, che sottolinea come le misure previste aumenteranno la produttività: il più rapido trasferimento di informazioni favorirà le aziende che operano nei servizi e, di riflesso, il focus dell’economia si sposterà dal manifatturiero verso i cosiddetti Business Service basati sulla conoscenza, che già oggi in Europa generano 1,5 miliardi di euro di valore aggiunto lordo, impiegano più di 20 milioni di persone e, secondo la Commissione, sono significativi per il raggiungimento degli obiettivi di crescita e occupazione della strategia Europa 2020.

Il Centro Studi di Confindustria ricorda che il manifatturiero è un settore di assoluto valore strategico ai fini della crescita economica, e da esso dipendono i ricavi che finanziano tutti gli altri settori, compresi quelli a più alto know-how di cui i Business Service fanno parte. Non a caso l’Ue dichiara, nel documento Industrial Compact, di voler incrementare il peso del manifatturiero sul Pil dall’attuale 15% al 20% entro il 2020.

Si va dunque verso una sempre maggiore sinergia tra industria e servizi, e il Mercato digitale unico ha il potenziale per realizzare una rivoluzione a tutto campo: influirà sull’approvvigionamento delle materie prime come sull’ingegneria, sui servizi tecnici come sulla comunicazione e sui servizi post vendita per i consumatori. Favorirà anche meccanismi di partecipazione sociale alle imprese tramite le piattaforme di crowdfunding (raccolta di finanziamenti privati tramite canali social) e crowdsourcing (sistemi per organizzare il lavoro di professionisti che operano a prestazione), oggi penalizzati dalla frammentazione dei mercati nazionali.

Non solo, il potenziamento delle infrastrutture telematiche previsto dal piano per il Mercato digitale unico si sposa a meraviglia con le tecnologie di un’industria sempre più automatizzata. Si pensi alle applicazioni della stampa 3D, che da strumento per accelerare i tempi di sviluppo dei nuovi prodotti sta diventando la chiave per la produzione di nuovi materiali e, in futuro, potrebbe rendere obsoleto il concetto di stock, rimpiazzandolo con la manifattura industriale on-demand. Stiamo correndo troppo? Non tanto. Se tutto va bene, la rivoluzione scoppierà entro l’anno.

 

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