Se la politica diventa un corpo a corpo

Il popolo desidera un “abbraccio” tra Partito socialista e opposizione ma questo non avviene. Il malcontento popolare causato dall’aumento dell’inflazione genera rivolte e la repressione si annuncia durissima.

La notte del 6 dicembre 2015 ha segnato una svolta storica per il Venezuela. Vincendo la super-maggioranza con i due terzi dei seggi in parlamento, l’opposizione di destra ha aperto la prima vera sfida all’establishment socialista al potere dal 1999, quando Hugo Chávez è diventato Presidente. Ma questa vittoria potrebbe portare a conflitti ancora più profondi in un Paese tanto diviso – perfino esplodere in lotta aperta.

Con il risultato schiacciante di queste elezioni, una coalizione di partiti può opporsi ai chavisti, o PSUV, per la prima volta in 16 anni. Grazie alla super-maggioranza, l’opposizione può approvare nuove leggi, dimettere membri della Corte Suprema, e convocare un’Assemblea Costituente per riformulare la Costituzione del ’99.

Ma in Venezuela, la politica è un corpo a corpo che può diventare anche violento. Il PSUV ama ricordare ai suoi sostenitori che molti dell’opposizione hanno appoggiato il Colpo di Stato del 2002 che aveva spodestato Chávez. L’opposizione, d’altra parte, denuncia che il governo è sempre più autoritario, arresta prigionieri politici e mette a tacere il dissenso a qualsiasi costo. Uno dei più noti leader dell’opposizione, Leopoldo López, è in carcere dal 2014.

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