La tigre celtica dà un colpo di coda all’Europa

I risultati delle elezioni hanno rivelato la sfiducia degli elettori nei confronti del Governo.

Le elezioni non sono più quelle di una volta.

Il popolo d'Irlanda ha votato a fine febbraio e la democrazia europea si è ritrovata di nuovo senza un risultato vero e proprio.

Non è chiaro se sarà possibile una coalizione di governo, ma neanche c’è una chiara necessità di tornare alle urne.

L'impasse elettorale irlandese segue l’esito analogo delle elezioni spagnole, dove il primo tentativo di coalizione, messo al voto parlamentare, è fallito miseramente.

Nel caso delle elezioni irlandesi sarebbe inesatto parlare di pareggio. I due partiti principali del secolo scorso, Fianna Fáil e Fine Gael, hanno raccolto ancora una volta il maggior sostegno. Ma la quota congiunta dei voti è sotto il 50%. Ammontava al 69% meno di 10 anni fa, ed era ancora più alta in passato.

Partiti un tempo minori, per lo più di sinistra, hanno raddoppiato i consensi. Sei movimenti hanno ottenuto la maggioranza dei voti, conquistando però un totale di soli 45 dei 158 seggi parlamentari.

Un esito del genere è forse più preoccupante per l’eurozona della sguaiata retorica elettorale dei nazionalisti di estrema destra quali Marine Le Pen, i cui risultati denotano malcontento ma non un’effettiva ascesa alla presidenza.

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