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Non c’è intelligence senza politica

La possibile fondazione di una intelligence europea integrata non può prescindere dalla volontà di fondare un soggetto politico unico, al cui vertice questi Servizi risponderebbero.

Gli attacchi terroristici a Parigi e Bruxelles e l’emersione di cellule jihadiste ramificate in molti Paesi europei e strettamente legate tra loro, hanno acceso un dibattito sulla necessità di una struttura unificata d’intelligence.

Tema che balza sulle prime pagine dei giornali ogni volta che la minaccia jihadista si concretizza con attacchi sul territorio europeo. Minaccia ancor più grave ora che i miliziani si concentrano sui cosiddetti soft target, luoghi affollati solitamente non protetti dove si possono uccidere facilmente molte persone prima che intervengano le forze di sicurezza.

Gli attentati a Bruxelles hanno inoltre evidenziato che obiettivi come metropolitane e aeroporti non possono essere protetti da un nemico che utilizza esplosivi “fatti in casa” e non rilevabili, e si fa esplodere in aree (come i check-in) in cui si accede senza controlli.

Poche settimane prima dei fatti di Parigi un rapporto dei servizi di sicurezza francesi aveva previsto attacchi su vasta scala portati da cellule di altri Paesi europei, ipotizzando che colpire in Stati europei diversi da quello di residenza potesse diffondersi come modus operandi dei jihadisti per approfittare dei “buchi” nella condivisione delle informazioni tra i diversi servizi di sicurezza europei.

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