Eurovision Song Contest: com’è andata?

L’ESC è forse l’unico spettacolo televisivo realmente europeo. In gara un cantante per ogni paese e la vittoria è decretata dal televoto.

Se c’è qualcosa che non sembra soffrire nessun tipo di crisi, riuscendo a mettere d’accordo tutti gli europei al di là del loro rapporto deficit/Pil, del numero di rifugiati accolti e della loro opinione sui polli al cloro, è l’Eurovision Song Contest. Per chi non lo sapesse si tratta di uno degli eventi televisivi più longevi e seguiti al mondo (l’ultima edizione è stata vista da più di 200 milioni di persone), che propone una competizione canora tra i paesi dell’Europa geografica (e non solo), che vi partecipano inviando un proprio rappresentante. L’Eurofestival (questo il nome con cui è conosciuto in Italia) ha nobili origini che risalgono al 1955, quando Sergio Pugliese, allora direttore di una giovanissima RAI, propose di far avvicinare e fraternizzare i popoli europei non solo attraverso il carbone e l’acciaio, materie prime che in Italia scarseggiavano, ma anche con qualcosa di cui il paese era più ricco: il bel canto. Così, prendendo ispirazione dal Festival di Sanremo, venne lanciata l’anno successivo la prima edizione dell’Eurofestival, il cui successo divenne poi travolgente, coinvolgendo sempre più stati e spettatori, fino a diventare uno degli spettacoli più attesi dell’anno (tranne che in Italia, dove i bassi indici di ascolto ed una disastrosa edizione ospitata nel 1991 portarono la RAI a non partecipare dal 1997 al 2011. Nemo propheta in patria…).

Le regole del festival sono semplici. Dopo una prima fase eliminatoria, approdano alla finale 26 cantanti che si danno battaglia con performance vocali combinate a degli show gioiosamente eccessivi ed ironicamente kitsch, nel quale non mancano cliché e provocazioni. Una giuria di esperti ed il televoto proveniente dai paesi in gara decretano il vincitore, con unica accortezza: i telespettatori non possono votare il proprio campione nazionale. Una regola pensata per scongiurare facili sciovinismi e che ha dato vita a complessi sistemi di alleanze tra stati, divenuti approfondita materia di studio. Seri articoli scientifici hanno dimostrato l’esistenza di un coeso blocco dei paesi dell’est, spesso avvantaggiato dalla rivalità tra i paesi del nord e del sud Europa, poco inclini a votarsi a vicenda.

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