Il pivot asiatico darà i suoi frutti?

Uno dei cavalli di battaglia della prima amministrazione Obama rischia di terminare la corsa.

La politica estera Usa viene associata al Medio Oriente, ma sarà sempre così? Uno dei grandi progetti dell’amministrazione Obama è stato svincolare gli USA dal Medio Oriente verso una posizione dominante in Asia. A 5 anni dall’annuncio del “pivot asiatico” possiamo valutare come sta andando questa nuova, coraggiosa politica: non tanto bene, per ora.

Nell’illustrare la politica asiatica di Obama, l’allora Segretario di Stato Hillary Clinton annunciò il “Secolo americano del Pacifico”. L’ambizioso spiegamento di forze americane in Asia sarebbe stato reso possibile da accordi bilaterali di sicurezza, una cooperazione più stretta con la Cina, istituzioni locali, relazioni commerciali e una presenza militare più forte nella regione, senza perdere di vista la democrazia e i diritti umani.

Mentre Obama si prepara a passare il testimone, il futuro di questa politica resta incerto. L’aspetto non militare più significativo – il Partenariato Trans-Pacifico (TPP) – sta perdendo popolarità all’interno del suo partito. L’accordo creerebbe la zona di libero scambio più grande del mondo in termini di Pil aggregato dei segnatari. Ma le campagne populiste di Donald Trump e Bernie Sanders hanno alimentato sentimenti anticommerciali, catapultando la questione in cima all’agenda politica americana, e per i Democratici si è reso sempre più difficile appoggiare il TPP. Persino Clinton, da sempre sostenitrice, ha cominciato a criticarlo, distanziandosi da Obama.

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