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La donna che visse troppe volte

Se qualcuno credesse che basti essere donna per attirarsi il favore dell’elettorato femminile, nel caso della Clinton si sbaglierebbe di grosso.

Lo scorso febbraio il giornale satirico americano The Onion ha pubblicato un articolo dal titolo: “Candidata alla presidenza, ex senatrice e Segretario di Stato si sente dire che non è abbastanza entusiasmante”. Questo titolo condensa il controsenso sociopolitico di cui Hillary Clinton è diventata bersaglio da quando è scesa nell’arena (nel circo, verrebbe da dire).

Non è la prima corsa alla presidenza il cui dibattito politico è soffocato dalla retorica autocelebrativa e le simpatie dell’elettorato soverchiano la logica. Ma per la prima volta gli Usa potrebbero avere una leader (cosa già successa in altre nazioni, del primo e del mondo in via di sviluppo). Eppure questa candidata ha scatenato diffidenza e livore nell’elettorato femminile indipendente e democratico, infiammando il dibattito politico nazionale.

Non che uno debba essere d’accordo con la Clinton o votarla a tutti i costi, meno che mai per il suo genere. Ma è importante notare che il linguaggio riservato a uno dei candidati più qualificati della storia recente è così contraddittorio e ha talmente poco a che fare con le sue credenziali da ridursi solo alla sua capacità di piacere o meno.

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