La maledizione di Riad e del petrolio a buon mercato

Gli Stati Uniti hanno assicurato fino ad ora la stabilità della monarchia saudita. Mantenere questo equilibrio non sarà questione da poco per il futuro Presidente.  

Il prossimo presidente americano, tra i tanti guai mediorientali, eredita una soluzione e un problema. La soluzione sarebbe l’accordo nucleare con l’Iran, il problema è questo stesso accordo unito a un altro problema, l’Arabia Saudita, che nel passato ha anche rappresentato per gli Stati Uniti una soluzione generando però anche spaventose contraddizioni.

Il matrimonio finora indissolubile tra Occidente, Islam e petrodollari comincia settant’anni fa. E continua ancora, nonostante i petrodollari abbiano finanziato il terrorismo: da questo dilemma non si esce e la crisi tra Iran e Arabia Saudita, tra il fronte sciita e quello sunnita è ancora lì a dimostrarlo.

L’unione tra Washington e Riad è stata uno dei legami più indissolubili delle relazioni internazionali dopo la Seconda guerra mondiale e forse potrà superare anche l’accordo sul nucleare con l’Iran, la cancellazione delle sanzioni a Teheran, la nuova crisi del Golfo e i 250mila morti della Siria. C’è infatti sullo sfondo un dettaglio interessante per il futuro della regione Levante-Mesopotamia: nella guerra del Siraq, le maggiori potenze coinvolte − Usa, Russia, Iran e Arabia Saudita − sono grandi produttori di petrolio e di gas, e ovviamente concorrenti.

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