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La partita africana di Teheran e Riad

Khartoum è stato partner strategico militare dell’Iran fino al 2014. Ora è un fedele alleato dell'Arabia Saudita, che ne sostiene l’economia.

L'uccisione di Nimr Baqr al Nimr, il religioso sciita giustiziato il 2 gennaio scorso in un carcere saudita insieme a 46 uomini accusati di terrorismo, è statala goccia che ha fatto traboccare il vaso. L'esecuzione ha sollevato la protesta delle comunità sciite del Medioriente e provocato un attacco contro la sede dell'ambasciata saudita a Teheran. Per tutta risposta, Riad ha rotto le relazioni diplomatiche con l'Iran e ha espulso i suoi diplomatici dal regno.

Lo scontro aperto tra Iran e Arabia Saudita inaugura una nuova pagina nella “guerra fredda mediorientale” cheallunga la sua ombra sinistra fino al continente africano. Eritrea, Senegal, Gibuti e Somalia e soprattutto il Sudan – partner strategico di Teheran fino al 2014 – hanno dichiarato il proprio sostegno alla monarchia saudita, schierandosi sul fronte sunnita.

Nel muro contro muro tra le due superpotenze regionali, i cui effetti laceranti sono già evidenti in Siria, Yemen e Iraq, l’Arabia Saudita semina investimenti e raccoglie consensi. Una strategia consolidata che porta i suoi frutti anche nel continente africano, dove vecchie alleanze sono state sacrificate in nome di nuove esigenze economiche e mutati calcoli politici.

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