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Quella doppia faccia della Francia imprenditrice

Tu chiamalo se vuoi protezionismo. Ma oltralpe preferiscono chiamarlo patriottismo. Quando però una società transalpina conquista una straniera, la prima cosa che fa è nominare un manager con passaporto francese...

Nei palazzi della Commissione europea a Bruxelles gira spesso una battuta: «Se un francese compra qualcosa che non è francese, tempo due mesi e dirà che è francese». È forse l’emblema dell’ondata di neo-protezionismo mascherato da patriottismo che fu introdotto dal presidente Nicolas Sarkozy e che sta continuando sotto l’amministrazione di François Hollande. Nel 2014 fece clamore un’intervista su Le Monde, nella quale il Ministro dell’Industria Arnaud Montebourg parlò senza giri di parole dell’atteggiamento del governo francese su fusioni e acquisizioni (M&A). Il riferimento era l’OPA che General Electric aveva lanciato su Alstom. «La scelta che abbiamo fatto con il Primo Ministro è di patriottismo economico», disse Montebourg. Ma non solo. Il Ministro non andò per il sottile: «Queste misure di protezione degli interessi strategici della Francia sono una riconquista della nostra potenza. Possiamo ormai bloccare cessioni, esigere contropartite. È un riarmo fondamentale della potenza pubblica. La Francia non può accontentarsi dei discorsi mentre gli altri Stati agiscono». E così è. Con il Décret Montebourg Parigi può tutelare i propri interessi nazionali, e particolari.

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