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Taccuino da New York

Le aziende americane sono andate in visibilio quando Pechino ha annunciato la fine della stretta demografica durata quasi 40 anni. La notizia ha fatto schizzare il prezzo delle azioni di varie imprese specializzate in prodotti per l’infanzia, come la Johnson&Johnson.

Gli investitori prevedono un boom delle nascite e conseguente incremento delle vendite nel Paese più popoloso del mondo. Ma potrebbero sbagliarsi. È inverosimile che le disastrose conseguenze della politica del figlio unico scompaiano da un giorno all’altro.

Avviata nel 1979 per contenere una crescita demografica che all’epoca faceva temere lo scoppio di una crisi malthusiana, la politica del figlio unico ha alterato in modo irreversibile il tasso di natalità. Nel 2010 la popolazione cinese in età lavorativa ha cominciato a diminuire, tendenza destinata ad accelerare in futuro. Ne è consapevole la dirigenza del Partito Comunista, la cui decisione di sospendere la politica di contenimento delle nascite non è che l’ultima di una serie di misure adottate per contrastare il problema (dal 2013 ad alcune coppie è concesso un secondo figlio). 

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