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C’era una volta un ricchissimo re…

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Immobile e stabile, il Regno è alla vigilia di un terremoto. Economico, politico e generazionale. Dal Medioevo tribale all’epoca moderna, non sarà indolore.

Sembrava uno scherzo. Invece era una “semplice” offerta di lavoro, pubblicata il 18 maggio 2015 dai maggiori giornali sauditi. La si poteva trovare anche online: non veniva dal Medio Evo. “Il governo saudita recluta 8 carnefici”. Il loro compito? “Applicare le sentenze pronunciate in nome della Sharia (legge islamica); dalla pena di morte alle amputazioni, passando per le flagellazioni. Unico requisito: “avere una buona forma fisica”.

 Quello che può apparire un’esagerazione altro non è se non un dettaglio nella quotidianità di un paese amico, molto amico, dell’Occidente. Non è una novità; si prenda, come esempio, Saudi Arabia Uncovered (Arabia Saudita senza veli): è un documentario prodotto da Front Line (la redazione d'inchiesta della tv pubblica Usa PBS), che testimonia come a Riyadh i diritti umani siano calpestati ogni giorno in nome di un’interpretazione estremamente rigida della religione islamica. Nel film, girato con telecamera nascosta e smartphone, si vedono scene nauseanti di decapitazioni in piazza, flagellazioni di oppositori e interventi della “polizia religiosa” contro donne non sufficientemente velate.

Per molti osservatori è proprio questa rigidità che ha consentito alla famiglia Saud di tenere saldo il controllo sul paese, dal 1932 a oggi. In una società tribale l'Islam, in virtù della sua portata simbolica, è lo strumento più efficace per legittimare il potere. Non dimentichiamo che la penisola arabica è la culla di questa religione ed è la direzione verso la quale i musulmani praticanti in tutto il mondo rivolgono, 5 volte al giorno, le proprie preghiere.

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