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I “boomerang” dell’Arabia Saudita

Per decenni i Sauditi hanno usato il petrolio per regolare gli equilibri del Medio Oriente. Le cose cambiano e gli spazi di manovra di Riad si restringono.

Dalla seconda metà del 2014, l’Arabia Saudita ha gradualmente aumentato la produzione di petrolio e provocato una progressiva caduta dei prezzi con il brent che da $110 al barile è sceso nel gennaio scorso ai minimi da tredici anni, sotto la soglia dei $30.

Economisti di tutto il mondo per mesi hanno interpretato questa mossa a senso unico, evidenziando la volontà della Monarchia di difendere la propria quota di mercato a scapito di produzioni non-Opec, soprattutto quelle rappresentate dallo shale oil americano.

Chi si occupa di questioni mediorientali è però consapevole che le decisioni dei Saud non sono mai state legate in modo univoco alle questioni economiche. Spesso anzi si sono intrecciate con le vicende del mondo arabo, con i rapporti precari che legano sunniti e sciiti e con il controllo egemonico sui paesi della penisola arabica.

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