PRIMA PAGINA - Le nostre vite insicure

La conclamata crisi delle democrazie occidentali viene evidenziata dalle aggressioni che stiamo subendo e che siamo incapaci di gestire: dalle guerre ai nostri confini e nuove forme di terrorismo a ondate migratorie fuori controllo, dai clamorosi fallimenti di modelli di integrazione alla riesumazione finanche di un colpo di Stato anni Ottanta!

Abbiamo affidato all’ex Premier italiano ed europeista convinto Enrico Letta il compito di descriverci nell’editoriale i postumi del suicidio di massa di nome Brexit, che noi avevamo preannunciato nel numero precedente e i cui esiti sono andati ben oltre le nostre pessimistiche previsioni: seguiremo da vicino quella che potrebbe essere una lenta ma inesorabile evoluzione del glorioso Regno Unito verso un modello “Singapore” in salsa nordica...

Qui mi soffermerò sull’ultimo, incredibile evento che sta ulteriormente minando le nostre certezze: fino allo scorso luglio, nessuno di noi avrebbe mai dubitato che in Europa e tra gli aspiranti membri Ue vi potessero essere rischi di colpi di mano che facessero ripiombare le nostre democrazie negli incubi dello scorso secolo. E invece, anche questa convinzione è franata con le immagini dei carri armati nelle strade di Istanbul!

Tra le tante incertezze, però, consentitemi una ricostruzione diversa da quella letta su molti quotidiani europei e in particolare italiani. Innanzitutto, il fallimento del colpo di Stato è una buona notizia per la democrazia, senza se e senza ma! Poi, la reazione di Erdoğan va monitorata e calmierata, ma non possiamo tollerare PRIMA PAGINA che, per fare audience, i media di mezzo mondo abbiano pubblicato una foto di una presunta decapitazione di un soldato golpista sul ponte sul Bosforo, rivelatasi poi una bufala! Questo non è un errore, è mistificazione dell’informazione! E la crisi delle democrazie occidentali, che evidentemente stiamo vivendo, passa anche per un ruolo non sano dell’informazione. Hanno destato preoccupazione le 60mila destituzioni di dipendenti pubblici, ma ci fanno ben sperare le migliaia di reintegri, anche tra gli stessi militari coinvolti nel golpe. Valorizzerei piuttosto la grande manifestazione di unità nazionale svoltasi in piazza Taksim, a Istanbul, che ha visto per la prima volta sotto le stesse bandiere laici e islamici, a testimonianza che questo tentato golpe è diverso dagli altri del passato, quando la matrice kemalista era ben evidente. E forse, invece di concentrarci sui superpoteri di Erdoğan, guardiamo con moderata sod - disfazione a una ritrovata unità nazionale, laddove la polarizzazione dello scontro politico è stata sicuramente una delle ragioni della crisi democratica del Paese negli ultimi due anni.

Una considerazione finale dedicata alle presidenziali americane, al rientro dal mio viaggio nelle Convention Usa: Trump non è un fenomeno da baraccone e, quando ripete di voler tutelare il lavoro americano dagli accordi di libero scambio, coglie un punto debole che sta affliggendo molta parte della classe media sottoccupata del Paese. Dal canto suo, la pubblicizzata supercompetenza della Clinton non convince né emoziona i suoi stessi sostenitori. La contesa Donald-Hillary, dunque, non è affatto scontata e c’è del vero in chi − prendendo le mosse dal chiaro complesso di superiorità degli intellettuali democratici – sta descrivendo il duello come una riedizione del confronto italico tra Berlusconi e l’imbattibile “macchina da guerra del Pci di Occhetto” del 1994. Gli Italiani sono forse gli unici che ricordano come andò a finire...

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