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PUNTI DI VISTA - La Nato rattoppata

Varsavia è considerato da molti il vertice più importante dalla Guerra fredda. Purtroppo nulla è mutato…

La vera ragion d'essere della NATO è sparita nel 1989, con il crollo del Muro di Berlino.
Da allora l’Alleanza ha vivacchiato, rimbalzando da un " nuovo concetto strategico " all'altro senza mai riuscire a individuare un compito che potesse sostituire appieno quello di un tempo, vale a dire il contenimento del patto di Varsavia. E rivestire altresì la medesima importanza agli occhi di opinioni pubbliche, Parlamenti e Governi degli Stati membri sempre più riluttanti ad investire nella sicurezza che poteva fornire al Patto Atlantico risorse che avrebbero potuto essere utilizzate molto più efficacemente altrove!

Non che la NATO fosse diventata completamente inutile. Conservava infatti appieno la sua funzione di unica palestra in cui le forze alleate potessero mantenersi addestrate ad operare insieme.
Nonostante il fatto che il legame transatlantico avesse perso molto della originaria delicatezza ed importanza e che gli Usa si volgessero ora prioritariamente al legame transpacifico, dimenticando come gli unici alleati, con cui condividevano valori e non solo linee politiche fossero in Europa e non in Asia, l'Alleanza restava comunque il simbolo più evidente di una garanzia americana. Magari sempre più sfumata ma in ogni caso tuttora valida.
Il resto era notte e nebbia, in una congerie di idee e tentativi che si affastellavano gli uni alle altre producendo a volte anche buoni risultati, non riuscendo però mai ad innescare quel cambiamento radicale di cui la vecchia signora avrebbe avuto bisogno per rimanere al passo con i tempi...e più ancora con le sfide!

Siamo passati così dalla gestione delle crisi nei Balcani degli anni Novanta, in cui un’Alleanza concepita per essere una Ferrari veniva usata come una Panda, alla folle avventura afgana, sostenuta dall’idea − molto cara a segretari generali, certo non a livello delle grandi personalità di un tempo, ed a quell’establishment Nato che non lascia mai Bruxelles per recarsi in un teatro operativo − che l’Alleanza non dovesse avere alcun limite riguardo l’area di intervento, membership e tipo di operazione da svolgere. Con i brillanti risultati che sono sotto gli occhi di tutti a noi l’inutile avventura afgana è costata cinquantaquattro morti. Sino ad ora!

A completare il quadro sono state poi avviate con il mondo islamico un paio di iniziative destinate sin dall’inizio al fallimento, o per l’ostinazione Nato ad inserire a forza Israele fra un gruppo di più che riluttanti partner delle altre sponde mediterranee, oppure per l’incapacità di dare un contenuto reale ai buoni propositi.

In compenso non sono mai stati compiuti gli unici due passi indispensabili per avviare un cambiamento reale. Abbiamo così allargato in continuazione verso est, incorporando paesi che accorrevano alla chiamata con un camion a rimorchio pieno di ineluttabili esigenze che col tempo però si sono dimostrati ben capaci di prendere e pretendere senza ritegno ma in compenso completamente incapaci di qualsiasi sacrificio per la costruzione della casa comune. Non abbiamo invece mai effettuato un tentativo realmente serio di apertura nei confronti della Russia, una trascuratezza o una dimenticanza che adesso paghiamo ben cara sul nostro fronte meridionale, in scenari come quello siro-iracheno.

E sì che, come diceva una vecchia battuta, ci sono stati anni − e parecchi! − in cui sarebbe bastato allargare l’Alleanza al solo grande Paese che le aveva fatto fronte per cinquant’anni e che − al di là di tutte le auto glorificazioni alleate − non era mai stato sconfitto, o se nel caso si era sconfitto da solo, per risolvere più o meno tutti i nostri problemi. Parimenti non è stato mai realmente definito il rapporto fra la Nato e l’Unione europea, cui l’Alleanza non ha sino ad oggi concesso la possibilità di crescere per divenire effettivamente uno dei due pilastri portanti della struttura. Se voi esaminate infatti con conoscenza di causa il burocratico linguaggio dei comunicati emessi dalle due organizzazioni,  vi accorgerete di come in essi sia sempre doverosamente e disciplinatamente sottolineata la “complementarità” fra loro. Una complementarità che sottende l’assenza di duplicazioni, evidenziandosi come un dogma che impedisce all’Unione europea di avere un proprio Comando supremo operativo. Ed obbligandola quindi a dipendere permanentemente dall’utilizzazione del Comando alleato di  Mons, dunque dall’assenso americano ad ogni sua eventuale iniziativa.

I vari tentativi di rimediare alla lacuna, alcuni francesi, un altro belga, hanno finito sempre con lo scontrarsi con l’ostilità ed il veto di una Gran Bretagna che nell’ambito dell’Alleanza e della Ue ha svolto costantemente, nel settore della difesa, molto di più il ruolo di geloso custode degli interessi anglosassoni in senso lato piuttosto che quello di membro a pieno titolo dell’Unione.

Nonostante gli altisonanti proclami, e malgrado il fatto che la Brexit abbia introdotto nell’equazione della nostra sicurezza una nuova incognita di cui dovremmo almeno tener conto, il recente vertice di Varsavia dell’Alleanza non ha purtroppo cambiato nulla rispetto alle tendenze già evidenziatesi in un passato recente.

La Russia resta così il temibile potenziale nemico che potrebbe un giorno apparire all’orizzonte di un rinnovato Deserto dei Tartari. Per essere inoltre ben sicuri che l’Orso non fraintenda il nostro atteggiamento, oltre a stazionare depositi e reparti in quattro paesi che condividono la sua frontiera, abbiamo anche aumentato la presenza aerea e navale dell’Alleanza, già in precedenza non trascurabile, in quelle acque del Nord Europa che condividiamo con Mosca. Portando poi altresì  sotto cappello Nato anche quello scudo missilistico che ai Russi fa l’effetto del panno rosso agitato davanti al toro. E che ci varrà probabilmente come ritorsione, una enclave di Kaliningrad gravida di missili tattici a testata nucleare. Infine, come se non bastasse il precedente dell’Ucraina, abbiamo offerto anche alla Georgia di iniziare il processo di adesione all’Alleanza. Un gruppo di misure che smentisce in partenza il misero ramoscello di ulivo di una riunione del Comitato Nato/Russia dell’Alleanza programmato immediatamente dopo la conclusione del vertice, ed oltretutto da svolgersi a livello di ambasciatori, non ministri. Vi è veramente da chiedersi che fine abbiano fatto le buone intenzioni di Francia ed Italia che sembravano inizialmente orientate verso una progressiva normalizzazione dei rapporti con il nostro grande vicino dell’Est.

Anche con l’Europa poi la musica è sempre quella, con in più un intervento di Obama, ormai alla sua ultima trasferta oltre oceano, che vorrebbe convincerci della necessità che il Regno Unito continui a svolgere lo stesso ruolo ricoperto sino ad ora nell’ambito del pilastro europeo dell’Alleanza, e ciò malgrado le recenti decisioni del referendum d’oltre Manica. Quanto poi alla struttura di sicurezza e difesa europea la sua “complementarità” con la Nato viene più volte ribadita nel comunicato congiunto delle due organizzazioni, in maniera che nessuno possa permettersi di dimenticare il concetto. Il resto è soltanto contorno. Un contorno in cui una sola cosa c’è da rimarcare: la svogliata attenzione rivolta al fianco sud dell’Alleanza che riceve soltanto belle promesse molto vaghe, che facilmente si perdono per strada prima di essere realizzate.

Siamo alle solite: un male, che è un male profondo, viene curato con i cerotti... Ma fino a quando riusciremo a sopravvivere andando avanti così? E fino a quando durerà la nostra pazienza? Quo usque tandem. (Cicerone, Le Catilinarie, I,1).

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