Da oltre un ventennio si parla di uno Zeitgeist populista. Di un’ondata di dissenso sociale, primitivo e semplicista, che vive di discorsi radicali, si alimenta di emozioni collettive, evoca sospetti, infonde dubbi e promuove provocazioni verbali; che, non di rado, divengono pure fisiche. Insomma, un fenomeno che, spesso trasformando una leadership carismatica in un vero e proprio culto della personalità, cerca di riunire intorno a sé coloro che si sentono ai margini della società e del suo progresso in quanto sedicenti vittime della globalizzazione, così come si sentono esclusi dalla vita democratica in quanto non considerati, nelle loro istanze e nei loro bisogni, dal sistema politico-istituzionale che li circonda.

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