Non c’è paese in Europa che non abbia sulla scena politica partiti populistici. L’aggettivo è purtroppo ambiguo, e rivela in fondo un’opinione soggettiva se non addirittura un pregiudizio. Più neutro e più corretto è parlare di partiti radicali o anti-sistema, il cui progetto politico si distingue in modo evidente da quello dei movimenti che appartengono all’establishment. Sui temi della sicurezza propongono misure di limitazione della libertà personale, l’adozione di milizie volontarie o la costruzione di muri che fanno pensare ad altri periodi storici. Sulle questioni economiche, chiedono l’uscita del Paese dalla zona euro, il fallimento tout court delle banche in crisi o l’abbuono del debito pubblico, incuranti apparentemente delle drammatiche sequele che queste misure provocherebbero, se fossero adottate.

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