La sera dello scorso 28 giugno il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker faceva sapere alla stampa internazionale per via di uno dei suoi più stretti collaboratori di aver deciso di approvare, dopo anni di negoziati, un accordo di libero scambio con il Canada secondo la consueta procedura che attribuisce alle istituzioni Ue competenze esclusive in materia commerciale. Appena una settimana dopo, la Commissione annunciava però un clamoroso dietrofront. Cedendo alle pressioni di diversi Paesi membri, Germania in testa, l’esecutivo europeo decideva di includere i Parlamenti dei 28 paesi europei nel processo di approvazione dell’accordo, di fatto esponendolo al rischio concreto di bocciatura, viste le forti tendenze protezionistiche in diversi Stati Ue.

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