In questo suo ruolo di leader europeo, la Cancelliera si è in effetti preoccupata di sostenere le ragioni del referendum costituzionale in Italia, passaggio necessario per consentire alla più importante semplificazione del sistema istituzionale del dopoguerra di vedere la luce nella penisola italiana, contribuendo così a restituire all’Europa un’Italia più moderna, efficace e dinamica, in grado di contribuire anche alla crescita del Pil continentale, una volta che sia percepita come più attraente dagli investitori del resto del mondo. Il Presidente Renzi ha probabilmente sbagliato a proporre lui stesso un referendum (caricandolo di un significato politico inappropriatamente legato alla sua leadership), quando la legge non lo considera obbligatorio, ma ora sta impegnandosi personalmente per spiegare i contenuti di una condivisibile riforma, consapevole della storica posta in gioco.

Tutti si affannano a evidenziare che, malgrado Brexit, Uk crescerà nel 2016 dell’1,8%. Faccio notare che il Regno di Sua Maestà è ancora saldamente in Europa, non avendo nemmeno formalizzato ancora la richiesta di uscire dall’Unione. E comunque, alcuni settori (-15% nel real estate) già cominciano a scricchiolare, per non parlare di tutto il mondo finanziario e assicurativo – cuore dell’economia britannica – che non potrà non ricevere seri contraccolpi dalla limitata circolazione di capitali che seguirà all’effettivo abbandono di Londra delle regole del mercato unico.

I primi effetti della sciagurata decisione inglese si sono già manifestati in Ungheria, ma non nel senso auspicato da tutti i movimenti populisti e nazionalisti europei: il referendum sull’accoglienza dei migranti non ha infatti raggiunto il quorum, segnando la prima sconfitta dell’orbanismo da quasi un decennio, preannunciando forse un ritorno di Budapest nella civiltà europea.

Una chiosa sul prossimo Presidente Usa, che sarà eletto meno di una settimana dopo che questo numero sarà in edicola: la maggior parte dei pronostici dice Clinton, ma non c’è dubbio che un qualsiasi altro candidato democratico avrebbe vinto più facilmente la contesa con il pirotecnico Trump. Hillary dovrà impegnarsi per cambiare la sua immagine di secchiona poco empatica, raccogliendo da subito anche le preoccupazioni del Midwest americano, ai margini dello sviluppo economico e sociale del Paese.

In politica estera, “la moglie di Bill” potrebbe svolgere un ruolo storico nel promuovere un’accelerazione decisiva del processo di Unione europea, se valuterà che il rafforzamento del partner europeo possa contribuire alla governance mondiale. Ogni volta che gli Usa provano infatti a ritirarsi dalle aree di crisi, sono poi costretti a ritornare protagonisti con impegno e risorse moltiplicati. Poter contare su una cogestione delle crisi meno sbilanciata, che dunque faccia leva su un’Europa che abbia almeno una politica estera e di difesa comune, potrebbe far parte di una strategia intelligente della terza presidenza Clinton.

 

Guarda il commento in video di Giuseppe Scognamiglio su: Election Day in USA, futuro della guerra in Siria e evoluzione della situazione in Turchia.

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