Quando Wolfgang von Goethe arrivò a Roma alla fine del 1786 prese i suoi quartieri nel centro della città. Nel suo Viaggio in Italia racconta di essere rimasto estasiato dalle bellezze dei palazzi, dalla grandiosità degli arredi, dalla magnificenza degli affreschi e delle decorazioni. Nulla a che vedere con la sua casa di Weimar, dalle scale strette e dai soffitti bassi, nella fredda e umida Turingia. Trascorse nella “capitale del mondo”, come egli stesso definisce Roma, un primo periodo dal clima mite e soleggiato. Poco alla volta, tuttavia, Goethe ricorda nelle sue memorie di aver sofferto il freddo. I palazzi di Roma erano dotati di caminetti. Non vi erano sale sprovviste di stufa. Eppure, gli ambienti erano freddi e umidi. Finalmente, il poeta si accorse che nei mesi caldi i romani non si erano curati di raccogliere la legna. Poco preveggenti, erano impreparati ad affrontare l’inverno.

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