Doveva essere l’angosciosa fine di un’era, l’evento che avrebbe riportato a galla l’instabilità che ha piagato il Paese nell’ultimo decennio. E invece, a sette mesi dalla scomparsa di re Bhumibol

Adulyadej, dal punto di vista politico in Thailandia è calma piatta: la giunta militare di Prayuth Chan-ocha ha consolidato il suo potere, e all’orizzonte non si vedono minacce. Resta però da capire se l’apparente immobilità non nasconda i semi di future tensioni.

Il lutto nazionale durerà fino a ottobre, quando è previsto il funerale solenne di quello che la propaganda ha ribattezzato “il più grande dei re”, sfruttando la sua scomparsa per cementare il legame tra monarchia, esercito e identità nazionale. L’immagine di Bhumibol è ovunque, a ricordare il suo ruolo di “padre” di 67 milioni di sudditi riconoscenti, ma ovviamente anche del figlio Vajiralongkorn, ora diventato re Rama X. E’ palese il tentativo di usare il culto dell’ex sovrano, visto come un essere semi-divino che si è sacrificato per lo sviluppo del Paese, nella speranza che un pò di polvere di santità ricada sul suo erede.

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