Era febbraio quando in un bar di Parigi sulla Rue du Faubourg Saint-Denis, con un accenno di sorriso sul volto, Antoine Deltour raccontava di essere sicuro che di lì a un mese la Corte di Appello del Lussemburgo lo avrebbe giudicato colpevole. E aveva ragione. Il 15 marzo i giudici del Granducato l’hanno condannato a sei mesi di carcere con sospensione di pena e a una multa di 1500 euro. Insieme a lui è stato condannato a un’ammenda di 1000 euro anche il suo ex collega dell’agenzia di consulenza fiscale Pricewaterhouse Coopers, Raphael Halet, corresponsabile nella fuga di notizie dello scandalo LuxLeaks. Deltour e Halet sono stati processati per violazione del segreto commerciale e accesso illegale ai database. Hanno acceso i riflettori su centinaia di accordi fiscali, i cosiddetti tax rulings, stretti tra i governi del Lussemburgo dal 2002 al 2010, tra cui anche quello di Jean-Claude Juncker, e 343 compagnie multinazionali come Amazon, Apple, Pepsi, Ikea. Grazie alla loro denuncia l’Unione Europea ha potuto recuperare diversi milioni di euro.

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