I sette grandi del mondo, quest’anno, s’incontrano in Italia, a Taormina. Per quattro di loro si tratta del primo G7, ma la stampa non si occuperà né di questo, né dei contenuti: i titoli e i commenti, a parte la cronaca rosa sugli abiti delle signore o sulle preferenze alimentari di Trump, saranno quasi esclusivamente dedicati alla sua “formula inadeguata ed anacronistica” e alla sua “dubbia utilità”.

Nel 2008, il G20 di Washington − focalizzato sulla più grave crisi economico-finanziaria dal dopoguerra −   sarebbe diventato il forum principale della cooperazione tra le principali economie, mentre il G8 sarebbe rimasto un consesso più ristretto, concentrato su questioni politiche. Questi dieci anni di affermazione del formato a 20 paesi hanno avvalorato l'opinione diffusa che gli obiettivi, spesso ambiziosi, che il G7 si prefigge trovino un grosso ostacolo nella fase attuativa. Insomma, per molti, questi eventi non sarebbero altro che una lunga carrellata di promesse incompiute.

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