Lo scorso 17 gennaio, mentre Xi Jinping interveniva al meeting di Davos, l’élite economica mondiale raccolta in Svizzera lo ascoltava con l’attenzione che normalmente è riservata a statisti di consumata esperienza e riconosciuta lungimiranza. “Basta dare la colpa alla globalizzazione economica per i problemi del mondo – affermava il Presidente cinese – non è coerente con la realtà, e non aiuterà a risolvere i problemi”.

Xi ricordava quale motore di sviluppo fosse stata negli ultimi decenni la circolazione di beni, servizi, persone e capitali; al contempo seminava l’idea che la Cina potesse assurgere al ruolo di successore degli Stati Uniti nel ruolo di campione mondiale del libero mercato. Un tempismo quasi perfetto considerate le incognite agli equilibri internazionali rappresentate dalla Brexit e dall’elezione di Donald Trump alla Casa Bianca.

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