La Macedonia, che dichiarò l’indipendenza dalla Jugoslavia nel 1991, in seguito al processo di dissoluzione dello stato federale, nonché candidata all’Ue dal 2005, si ritrova, nonostante varie promesse e vuota retorica, ferma al palo. Il lungo cammino verso l’Ue pare non debba mai sbloccarsi e giungere a conclusione. L’incertezza del cammino verso l’Ue ha condizionato la vita politica interna, generando instabilità.

La Grecia in primo luogo, e in seconda battuta la Bulgaria, per ragioni sostanzialmente differenti, ma accomunate dal filo conduttore dell’identità, costituiscono un ostacolo indubbio nell’accidentato percorso del piccolo paese balcanico verso l’Unione Europea (e la Nato). I greci, sin dalla dichiarazione d’indipendenza dei propri vicini, si rifiutano di riconoscere il nome “Macedonia” perché temono rivendicazioni territoriali dei macedoni sul suolo dello stato greco. Per i greci, il nome Macedonia indica una regione della Grecia, ed è considerato inammissibile che Skopje possa fregiarsi di tale nome.

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