A poche settimane dall’elezione di Trump gli Americani hanno già trovato altri pianeti su cui andare a vivere: sui social network battute come questa si sprecano, dopo che la Nasa, il 22 febbraio scorso, ha annunciato la scoperta di sette pianeti di cui tre potenzialmente abitabili in un sistema chiamato TRAPPIST-1, a 40 anni luce da noi. Da quel momento, per l’opinione pubblica, il merito della scoperta è dell’agenzia spaziale americana. Peccato che la realtà non sia questa. Infatti il gruppo di astronomi che firmano la ricerca è stato guidato da Michaël Gillon dell’Università di Liegi, in Belgio, che nel maggio 2016 aveva già trovato tre dei sette pianeti con due telescopi di 60 centimetri collocati in Cile e Marocco. Solo in seguito, alla ricerca belga, si sono uniti il Very Large Telescope dell’Osservatorio europeo australe di Cerro Paranal in Cile, il telescopio spaziale della Nasa Spitzer e altri osservatori attorno al mondo, che hanno confermato i dati raccolti da Gillon, ampliato l’indagine e localizzato i restanti pianeti.

Per continuare a leggere, acquista il pdf del numero.

Per abbonarti, visita la nostra pagina abbonamenti.